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Villa Alari a Cernusco, un gioiello sulla Martesana

18 ottobre 2015 •

alari

Chiunque passi sulla Martesana (oggi a a piedi o in bicicletta, un tempo sui barconi)  la ammira, da circa tre secoli. È la magnifica Villa Alari di Cernusco sul Naviglio. Oggi è visitabile solo sporadicamente in occasione di aperture straordinarie, come quella che abbiamo segnalato sabato 10 ottobre (e una nostra inviata c’era!). Nell’ultimo censimento dei beni del FAI da salvare si è classificata 9a in Italia, prima in Lombardia. Sarà la sua posizione “privilegiata”, ma ci pare un segno evidente della voglia di poterla visitare… Associazioni locali e comuni stanno lavorando al suo recupero e alla sua apertura regolare. Vi terremo informati, speriamo di poterci andare tutti presto.

Di seguito qualche informazione, tratta da un articolo di Elisabetta Ferrari

La villa sorge lungo il Naviglio della Martesana, ai margini dell’abitato. La famiglia Alari aveva proprietà a Cernusco fin dal 1697: fondi agricoli e una casa nobiliare nel borgo, l’attuale villa Ferrario Biraghi. Giacinto Alari (1668-1753), fondatore della villa, fu il maggior artefice della fortuna famigliare; la brillante carriera pubblica e il notevole patrimonio gli consentirono di ottenere il titolo di conte, che gli venne assegnato nel 1731. Nel 1702 egli aveva acquistato un lotto di terreno adiacente al canale e subito dato inizio ai lavori, che si conclusero intorno al 1721. Incaricò del progetto un giovane architetto romano, Giovanni Ruggeri (1665-1729), giunto in Lombardia al seguito di Carlo Fontana (1634-1714), chiamato nel 1688 all’Isola Bella, sul lago Maggiore, da Vitaliano IV Borromeo. A Cernusco il Ruggeri realizzò una villa con giardino alla francese, che divenne il prototipo delle numerose residenze progettate per l’aristocrazia milanese: i Trivulzio, i Cusani, i Visconti, gli Arconati.

La dimora presenta uno schema planimetrico ad U organizzato su molteplici percorsi assiali. Il principale, con direzione nord-sud, comprende l’esedra d’ingresso, la corte d’onore, il corpo principale della villa e il giardino con una visuale senza soluzione di continuità, sino a inglobare il cannocchiale prospettico oltre il naviglio.

Fulcro del sistema assiale diviene la corte d’onore, delimitata dal corpo principale della villa che si prolunga nelle ali concluse da due avancorpi: la cappella e la portineria. La facciata è caratterizzata da un accentuato verticalismo sottolineato dal disegno del portico e dalla raffinata eleganza dei partiti decorativi. Il fronte principale prospettante il naviglio rivela la funzione rappresentativa del prestigio del casato: con grande maestria l’architetto ha qui bilanciato elementi strutturali e decorativi graduando gli effetti chiaroscurali ed alleggerendo la massa muraria mediante lo svuotamento delle logge sovrapposte.

All’interno, gli ambienti di rappresentanza si succedono sui due piani magnificamente decorati. Al piano terreno un ampio portico immette nella sala della Musica, con volta decorata da un’Allegoria delle quattro stagioni riferibile a Pietro Maggi, e da sovrapporte a quadrature. Uno scalone d’onore di grande respiro con splendida balaustra in pietra e ferro battuto collega i due piani della villa; sulla volta Francesco Fabbrica affrescò Ercole accolto nell’Olimpo, un episodio mitologico che allude alla scalata sociale del fondatore.

Dalla grande galleria decorata sul tema del Trionfo delle Arti, si accede al salone da ballo, un ambiente a doppia altezza, affrescato da Giovan Angelo Borroni. Dalla volta affrescata con il Trionfo di Apollo, la raffinata decorazione scende lungo le pareti con lesene a finti marmi, monocromi con strumenti musicali, sovrapporte e soprafinestre trompe-l’oeil che simulano logge per i musici.

La residenza visse un periodo di grande splendore tra il 1771 e il 1776, divenendo sede della corte arciducale per la villeggiatura estiva di Ferdinando d’Asburgo, e della moglie Maria Beatrice Ricciarda d’Este, ultima discendente degli Estensi di Modena, le cui nozze si celebrarono nel Duomo di Milano il 15 ottobre 1771. Nel 1831 morì senza eredi il conte Saulo Alari. La villa passò alla famiglia Visconti di Saliceto grazie al matrimonio della vedova, Marianna San Martino della Motta, con Ercole. Alla morte della contessina Valentina (1944) anche questa famiglia si estinse.

Nel 1948 la residenza fu rilevata dai Fatebenefratelli: il piano rialzato fu trasformato in uffici, mentre quello nobile fu adibito ad Ospedale psichiatrico. La decisione di spostare i ricoverati in una struttura appositamente predisposta ha fornito l’opportunità di tornare a fruire della villa, ora di proprietà comunale.

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