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Un silos pieno di abiti

28 settembre 2015 •

Armani Silos, l’abito con il volto di Armani, all’ingresso

Da Richard Gere a Tina Turner: l’eleganza di Armani

È un silos nel vero senso della parola, il nuovo spazio espositivo che Giorgio Armani ha disegnato per accogliere gli abiti di una carriera, perché, come afferma lo stilista, il silos è nato per accogliere ciò che serve per la vita, che siano granaglie o indumenti. Una carriera lunga quarant’anni, partiti con un incarico alla Rinascente e proseguiti con Nino Cerruti a studiare le lane, i materiali, i tagli, per disegnare la collezione uomo Hitman.

Erano i primi anni Settanta e l’astro di Armani stava sorgendo.  Dal 1975, anno di nascita della sua azienda, il marchio si espande, nasce l’Emporio, per una moda più accessibile, poi il legame con Luxottica, poi le altre linee, tra cui la Junior e la Jeans, l’Armani Casa e via così, di successo in successo, a creare quell’impero e quel mito di “re Giorgio”. Ma è soprattutto il cinema a consacrare fin dagli esordi gli abiti eleganti eppure sobri dello stilista, quando un giovane e affascinante Richard Gere veste i panni di Julian, in American Gigolò (1980). Farà storia la scena in cui accoppia camicie e cravatte al ritmo della musica e quell’uomo dalla camminata sciolta, a proprio agio nel ruolo, come nella vita, diverrà bandiera degli anni Ottanta. Poi vestiranno Armani anche i protagonisti de Gli Intoccabili (B. De Palma, 1987); Christian Bale nella saga di Batman (2008, 2012), Uma Thurman in Gattaca, Tom Cruise in Mission Impossible, Cloney e Pitt in Ocean’s Thirtheen. Già nel 1978 una giovane Diane Keaton vestiva Armani per ricevere l’Oscar per il film “Io e Annie”: segno di una popolarità che oltrepassa l’oceano e che regala allo stilista l’ambita copertina del Time nel 1982.

Visitare il Silos, che è parte del vecchio stabilimento della Nestlè di Porta Genova, è un’esperienza che può lasciare sorpresi: in bilico tra la celebrazione di un mito e un viaggio nel costume e nella società di cui Armani coglie l’essenza, traducendola nei suoi abiti.

Tutt’altro che un’esperienza per amanti del gossip o del mondo luccicante della moda. È semmai un viaggio nella perizia sartoriale di Milano, che pesca molto più indietro di Armani, nei velluti meravigliosi di seta della città che il Moro, sul finire del Quattrocento, coprì di gelsi “mori”, per sfamare i preziosi bachi. È un viaggio nella moda che è sempre diversa, di stagione in stagione, ma che per Armani è anche atemporale, fondata com’è sulla volontà di “vestire”, in senso letterale, l’individuo, rendendo coerente il suo essere con la sua immagine.

Si comincia il viaggio con l’abito indossato da Maria Grazia Cucinotta, con il volto di Armani, si prosegue con le giacche nelle tonalità “nebbiose” dei grigi e dei beige (che per lo stilista diventano tutt’uno nel “greige”) e si scopre che la giacca è il capo che Armani si porta dietro in tutta la carriera. La libera dalla rigidità e dall’essere un capo che rende tutti uguali, toglie spalline e imbottiture, libera i bottoni, li sostituisce con nastri. Toglie i revers e la giacca rimanda subito alla Cina. Poi li sostituisce scherzosamente con il nastro di un papillon, morbidamente slacciato.
È così che la giacca diventa un capo trasversale, comodo ma anche raffinato ed elegante, adatto anche alle donne in carriera sottilmente androgine degli anni Ottanta, che non rinunciano alla femminilità.

Tuttavia la vera sorpresa del Silos sono i piani superiori dove appare un Armani preziosissimo, con abiti ornati di paillettes e perline, di ricami raffinati e di ispirazioni alla Cina, al Giappone, ai sari indiani o alle corazze dei samurai (o-yoroi), sorprendentemente attuali. Giochi di luce meravigliosi che l’allestimento, fatto anche di profumi e musiche, enfatizza e che divengono gioielli da indossare. Il “greige” qui quasi scompare, si accendono i rossi corallo di Matisse, i blu delle donne Tuareg, i verdi acidi, gli arancioni, ma anche le geometrie optical del bianco e nero e l’ironia dell’abito ragnatela o di quello a forma di polsino con i gemelli di una camicia da uomo. Una girandola di colori e di modelli di cui non è possibile distinguere la cronologia, sempre diversi e affatto transitori, che si conclude con la sezione Luce, con abiti indossati da Angelina Jolie, Tina Turner, Jodie Foster o Ornella Muti, chiari, nelle tonalità del grigio perla o del rosa cipria, coperti di strass o di gocce di luce, come se la luce potesse vestire, da sola, il corpo.

Minigallery

 

Informazioni pratiche

100Km_waypoint
DOVE:
Via Bergognone 40, Milano
QUANDO: Martedì, mercoledì, venerdì, domenica 11-20; giovedì, sabato 11-22
LINK: www.armanisilos.com

 

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