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La Diga di Gleno, storia di un disastro

25 giugno 2015 •

Le colpe. Le condanne

A due mesi di distanza dal crollo, Virgilio Viganò, responsabile dell’impresa costruttrice, e l’ingegner Giovan Battista Santangelo che aveva sostituito Gmur dopo la sua morte, furono incolpati per omicidio colposo, ma malgrado le 500 vittime, la condanna imposta dal processo (chiuso nel 1927), fu di soli tre anni e quattro mesi, pena poi ridotta a soli due anni.

Le ipotesi sul crollo: dolo, inganno o errore?

Nel processo furono contestate la cattiva qualità dei materiali e la mancanza di un’assistenza tecnica. Si puntò il dito sul lavoro delle maestranze sottopagate e su brogli architettati ad arte per l’arrivo in cantiere dei progettisti. Ci furono accuse di lucro sulla fornitura di materiali. E Viganò fu accusato di aver voluto risparmiare sui costi di costruzione.

In una perizia tecnica condotta all’indomani del disastro, si disse che le armature erano il recupero di materiale bellico arrugginito e di reti di protezione contro le bombe a mano.

Per il clima di ostilità in cui la diga era cresciuta, fu ventilata anche l’ipotesi di un sabotaggio, avvalorata dalla sparizione nel cantiere di 75 kg di dinamite, giusto due giorni prima del crollo, e dalla testimonianza di un detenuto che raccontò di aver condiviso la cella con malfattori intenzionati a danneggiare le dighe alpine. Ma l’ipotesi non trovò riscontri. Si fece strada anche il sospetto di un evento sismico che poteva aver minato la stabilità delle rocce della zona.

Per smorzare le ombre che il disastro creava sulla capacità tecnica italiana, il governo bloccò la costruzione di nuovi impianti e avviò una campagna di controllo sugli impianti già attivi. Si arrivò così a definire il Gleno un caso “assolutamente anormale”, unico e irripetibile, nella consapevolezza che l’approvvigionamento elettrico fosse cruciale e dunque imprescindibile, in quel difficile dopoguerra, per lo sviluppo dell’industria italiana. La ditta Viganò fu liquidata nel 1933, travolta dallo scandalo, ma nonostante le più disparate congetture, il mistero del crollo della “sua” diga restò irrisolto.

Le altre dighe della morte

La pagina del Corriere sul disastro del Vajont

La pagina del Corriere sul disastro del Vajont

Nonostante le polemiche dal punto di vista tecnico e normativo, e nonostante le paventate precauzioni su altri impianti vecchi o nuovi, nel 1935 un altro crollo sconvolse l’opinione pubblica: quello della Diga di Molare a Sella Zerbino (Ovada), che provocò 100 vittime. Ma nulla in confronto ai 2000 morti della frana che rovinò sulla Diga del Vajont, anch’essa portata a termine prima delle autorizzazioni di legge. Era il 1963.

Non furono più costruite dighe ad archi multipli.

 

 

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UNA MONTAGNA D’ACQUA: LA DIGA DEL GLENO

 

 

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One Response to La Diga di Gleno, storia di un disastro

  1. GFranco scrive:

    Il camb del progetto originale portó al disastro?

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