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Stelline, chiocciole e strane orecchie

15 aprile 2015 •

La Ca’ de l’Oreggia e la Ca’ di Ciapp, in Porta Venezia

Tra le tante bellezze dell’aristocratico quartiere di Porta Venezia, una delle più stupefacenti sono senz’altro i giardini. Quelli eleganti e un po’ nascosti della neoclassica Villa Reale, che con viali sinuosi e romantici scorci, furono il primo esempio italiano di giardino all’inglese.

Se volete entrarci però dovete essere accompagnati da un bambino.

E certamente ci sono i grandi Giardini Pubblici, aperti nel Settecento e reintitolati nel 2002 a Indro Montanelli. Furono i primi aperti alla cittadinanza, in una Milano in cui prima di allora i giardini erano solo quelli dei palazzi nobiliari. Adagiati a ridosso dei Bastioni, furono anch’essi modellati all’inglese dopo aver ospitato alcune Esposizioni Nazionali, Tra queste, quella del 1881 che vide il decollo sul mercato dei prodotti in gomma della neonata Pirelli.

Questa è la faccia conosciuta di Porta Venezia, ma ce n’è un’altra, ironica, persino impertinente, che appare su portoni e facciate ed è quella che oggi vi portiamo a scoprire. A proposito dei Giardini Pubblici, per esempio, in corso Venezia si affaccia il Planetario, donato nel 1930 dall’editore Ulrico Hoepli. Il colonnato d’ingresso lascia pensare quasi a un tempietto classico, ma le stelline che l’architetto P. Portaluppi ha aggiunto sui fianchi rivelano con ironia che si tratta piuttosto di un “tempio delle stelle” nato per osservarle.

Poco più in là, oltre via Palestro, su corso Venezia sorge il Palazzo Castiglioni, sede dell’Unione del Commercio, che è una delle più importanti architetture liberty di Milano. L’industriale Ermenegildo Castiglioni lo commissionò nel 1904 a Giuseppe Sommaruga come propria dimora, ma, con un occhio al decoro e uno alla borsa, destinò i piani alti del palazzo ad appartamenti… in affitto! Per capirlo basta dare uno sguardo all’atrio di ingresso: lo scalone, un po’ cupo, ma ornato da meravigliosi ferri battuti con fiori e api è monumentale solo nei primi piani, poi sale spartano come quello di un condominio qualunque.

Non è tutto: ai lati del portone d’ingresso, dove un volto di bimbo si volge a guardare una grossa chiocciola di pietra, si trovavano in origine due sculture raffiguranti la pace e l’industria, modellate come procaci fanciulle ammiccanti. Voltate di spalle e discinte al punto giusto, esse meritarono alla bella casa il poco lusinghiero epiteto di Ca’ di Ciapp. Furono le Milanesi a imporne la rimozione, infastidite per gli sguardi neanche troppo nascosti del nostrano sesso forte. E così, oggi le due belle ragazzone si fanno compagnia alla Clinica Columbus (ex Villa Faccanoni, in via Buonarroti), ben nascoste dagli alberi sul fianco dell’edificio.

Ma lo scherzo più inaspettato è presso la Casa Serbelloni, sull’omonima via, opera Déco di Aldo Andreani (1927). L’edificio è più noto come Ca’ de l’Oreggia, per via di quel gigantesco orecchio di bronzo che affianca il portone. Comunemente attribuito ad A. Wildt, fu in realtà realizzato dallo stesso Andreani. Il soggetto non è così strano a pensarci, visto che, essendo collegato da un canale invisibile alla portineria, si tratta in realtà di un antenato del… citofono!


Villa Reale
, via Palestro
Giardini Pubblici, via Palestro, corso Venezia, Bastioni di Porta Venezia, via Manin
Civico Planetario, corso Venezia 57
Palazzo Castiglioni (Ca’ di Ciapp), corso Venezia 47
Casa Serbelloni (Ca’ de l’Oreggia), via Serbelloni 10

 

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