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Simbolismo a Milano: struggente ma raffinata malinconia fin de siècle

7 febbraio 2016 •

E’ stata inaugurata lo scorso 3 febbraio a Palazzo Reale di Milano la grande mostra “Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Epoque alla Grande Guerra“. Una importante rassegna di opere di artisti che vanno dai nomi noti di Previati e Segantini (chi non ricorda L’Amore all’alba della vita della GAM?), cui si affiancano Giulio Aristide Sartorio (il pittore del Parlamento), a quelli degli stranieri Arnold Bocklin, Odilon Redon, Jacek Malcezewski, Leo Putz, Gustave Moreau, e molti altri.

Uno spaccato sulla pittura della fine dell’Ottocento, ma anche sulle inquietudini dell’uomo, che vede in quel momento crollare il suo mondo, complice l’erosione dell’animo avviata dal Romanticismo e complice il cambiamento di un’epoca verso l’era moderna, fatta di macchine e di ciminiere, ma anche di certezze svanite, di una fede in Dio minata dalla razionalità prima e dal sentimento poi. Complice la dimensione del sogno cui Freud darà un senso.

In una sequenza suggestiva che costituisce anche un vento europeo spiccano alcune opere tra le altre: non solo quelle di Galileo Chini che ricordano da vicino le donne sensuali eppure eteree di Klimt, ma anche Sartorio, con un ciclo che ben rappresenta il sentire del momento, in una serie di enormi pannelli dedicati alla Luce, all’Amore, alla Morte, alle Tenebre, dove appare tutta la meravigliosa sensualità delle sue figure eleganti e di corposità michelangiolesca. Sartorio che è anche autore del abbraccio di Tritone e La sirena, abbandonata con la sua chioma fulva tra le onde. Appaiono le tre fanciulle di Giorgio Kienerk che raccontano L’enigma umano: il Dolore, il Piacere e una bellissima figura che con le mani sulla bocca incarna il Silenzio, contraltare di un’altra amletica figura femminile dipinta da von Stuck, semisvestita osservatrice che rappresenta Il Peccato. Appare il Parsifal di Putz, metafora dell’anelito alla ricerca del simbolo del Graal da parte dell’eroe, chiamato a superare le passioni e, sempre di Putz, una stupenda Vanitas, nuda e abbandonata tra le lenzuola con la chioma scarmigliata. Si parla di Beethoven, attraverso L’Eroica di Previati e di Baudelaire, con i suoi Fiori del Male, simbolo di un’epoca. Appaiono le acquaforti di Max Klinger con lo struggimento d’amore dell’artista dal titolo “Un guanto“, e si scopre che anche De Gregori, ha dedicato a quel guanto una sua canzone. Appare un curioso inno alla moralità nel Pornokratès di Rops, ingiustamente ritenuto artista amorale.

E appare uno dei dipinti più forti della mostra il Lucifero di von Stuck, angelo “portatore” di luce”, ritratto nel momento successivo alla sua caduta, alla sua rottura del patto con Dio che lo trasforma in una creatura cupa. Il suo sguardo fisso, attonito, doloroso, penetrante è forse una delle cose che più resta impressa nella monte del visitatore.

QUANDO: fino al 5 giugno 2016

DOVE: Palazzo Reale, Milano

COME: lunedì: 14,30-19,30; mar-dom: 9,30-19,30 (giovedì e sabato orario prolungato fino alle 22,30); a pagamento (12/10/6€), con biglietti speciali per famiglie

LINK: www.mostrasimbolismo.it

 

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