MENU

Rafting sul Ticino, il “fiume azzurro”

13 agosto 2016 •

Rafting_2016_08_10_Oro_0038

Una discesa tra libellule, aironi e cercatori d’oro

Si chiama “slow rafting”, rafting lento. Niente rapide, massi, salti ma uno scorrere tranquillo lungo la corrente del placido “fiume azzurro”, pagaiando su un grande canotto, in un ambiente incontaminato. Un’esperienza divertente e molto istruttiva, ideale per i bambini, ricca di sorprese. Siamo stati a provarla, questo è il nostro racconto.

La partenza è a Vigevano, presso AqQua, che si trova vicino alla centrale idroelettrica Ludovico il Moro, di Edison. In funzione dai primi anni del Novecento, la centrale riprende nelle sue architetture la magnifica piazza ducale della città. Dopo una breve lezione a terra, indossiamo caschi e giubbetti salvagente e ci imbarchiamo nel canale di scarico della centrale, che si immette nel Ticino. Acqua calma, poca corrente e subito la prima sorpresa: tante libellule colorate volano intorno al canotto, attratte dal giallo, e si posano senza timore sui nostri caschetti e sulle pagaie. Pagaiamo per qualche centinaio di metri e finalmente entriamo nel Ticino. Il nostro “capitano”, Alberto, ci parla del fiume, del suo corso che muta di continuo, ci racconta le sue piene, le lanche, le sorgive, i mulinelli. È un ambiente incantevole, affascinante, in cui domina il silenzio, talvolta interrotto dai suoni della natura; le sponde sono coperte da boschi rigogliosi. Le spiagge sono piene di uccelli acquatici, tra cui cormorani, garzette, aironi cinerini. Al nostro passaggio le colonie di uccelli si levano in volo, è uno spettacolo emozionante.

All’entrata di una lanca del fiume la nostra guida ci mostra le tane dei cinghiali, a pochi metri dall’acqua: nella notte precedente una famiglia di cinghiali è venuta a dormire qui, cercando il tepore della sabbia calda. E a proposito di caldo, è il momento del bagno. Ci tuffiamo in acqua, direttamente dal canotto. L’acqua del Ticino è pulita e la sua temperatura è ideale per rinfrescarsi, ci divertiamo facendoci trasportare dalla corrente.

L’oro del Ticino

Risaliamo sul canotto e la discesa continua, pagaiando, accompagnati dai racconti di Alberto. Proprio mentre ci sta parlando dei cercatori d’oro, vediamo sulla riva alcune pale, secchi e setacci. Ci avviciniamo incuriositi e dal folto del bosco spuntano due cercatori, che stavano riposando all’ombra. Con gentilezza e disponibilità ci raccontano di come il Ticino sia ricco di pagliuzze d’oro purissimo, ma anche di come il lavoro per estrarlo dalla sabbia sia molto pesante. Prima di tutto bisogna individuare il punto giusto, poi vanno setacciati quintali di sabbia. Viene fatto tutto a mano, con gli attrezzi tradizionali, l’utilizzo di qualsiasi genere di macchinario è vietato. Si lavora con i piedi nell’acqua, con molta pazienza e abilità. Il più entusiasta ci mostra come lavora, mettendo un pugno di sabbia in un piatto metallico. Fa scorrere l’acqua che, grazie ai movimenti sapienti con cui muove il piatto, trascina via gli elementi più leggeri, i sassolini e la sabbia. Sul fondo del piatto rimane una sabbiolina molto fine e scura: il “granato”, all’interno del quale, se si è fortunati (e noi lo siamo stati) si può intravvedere qualche minuscola pagliuzza d’oro. Beh, incontrare un cercatore d’oro a una trentina di chilometri da Milano è un’esperienza veramente indimenticabile…

Riprendiamo la discesa e… altro bagno! Dopo due ore di navigazione raggiungiamo la lanca Ayala, dove ci aspetta il pulmino che ci riporta indietro. È stata un’esperienza fantastica, ci torneremo di sicuro, ma questa volta per un viaggio più lungo, una giornata intera, o magari provando la discesa in canoa.

Contatti: AqQua, tel 349 5560078

Rafting_2016_08_10_Oro_0051

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

« »