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PIZZIGHETTONE: LA CERCHIA MURATA A GUARDIA DELL’ADDA

28 ottobre 2016 •

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Descrizione itinerario  

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Piccolo borgo della Bassa da poco insignito del prestigioso riconoscimento della Bandiera Arancione del TCI, Pizzighettone, vicinissima a Milano, è una di quelle mete che non ci si aspetta. Non almeno per chi, disabituato dal Tom Tom a osservare il territorio, non la colloca in prossimità di quel fiume, l’Adda, che a lungo segnò il confine naturale tra due potenze rivali: il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Come per i più celebri castelli di Trezzo e di Cassano, poco più a nord, anche Pizzighettone deve infatti il proprio destino a quel fiume, ora potente e impetuoso, ora placida fonte di vita per le campagne agricole che bagna. Lo stesso fiume che ancora oggi la attraversa da un capo all’altro, spina dorsale reale e metaforica dell’abitato, diviso tra Pizzighettone (la “City”) e la borgata di Gera.

Sì, perché Pizzighettone, insieme alle vicine cittadine di Crema e di Soncino, fa parte di quel Circuito delle Città Murate di Lombardia (Associazione che ha sede proprio qui), che rammentano ancora a distanza di secoli, la propria vocazione militare. Ma se Soncino conserva una magnifica Rocca e Crema un nucleo cittadino ancora ben percepibile, è soltanto Pizzighettone che conserva pressochè intatte le antiche mura. Valido motivo per concedersi, tra una sagra e l’altra dell’attivissimo gruppo di Volontari che la promuove, anche una sosta storico-artistica nel borgo. O, perché no, una crociera sul fiume!

La cerchia muraria: splendido capitolo (intatto) di architettura militare!

Il primo tentativo di proteggere Pizzighettone con una cerchia fortificata risale al 1133, quando si pose la prima pietra di un castello di cui oggi resta in piedi solo la Torre del Guado sul fiume. Non proprio una cerchia murata, bensì una doppia palizzata in legno con terrapieno interno, secondo il costume dell’epoca. Occorre attendere che la cittadina rientri nei domini viscontei e più precisamente in quelli del temibile Bernabò, perché intorno al 1370 Raffaele Trabucco progetti una cerchia di mura in mattoni, con tanto di fossato derivato dall’Adda.

Dopo i Visconti, anche Francesco Sforza mise mano al potenziamento delle mura chiamando l’architetto Guiniforte Solari che firmerà per il suo signore molti degli edifici milanesi (compresa anche la Chiesa di Santa Maria delle Grazie). Il ruolo strategico di presidio di un importante guado sull’Adda si conferma anche sotto gli Spagnoli, artefici di un nuovo intervento di ampliamento e di migliorie tecniche sulle mura che verranno bastionate intorno al 1585. Il declino della funzione militare di Pizzighettone e della sua cerchia muraria giunge solo alla fine del Settecento, con un parziale smantellamento la smilitarizzazione e la demolizione del Castello voluti da Giuseppe II d’Asburgo. Intervento completato dopo la Restaurazione nell’Ottocento e che ha portato questa importante testimonianza di architettura militare alla conformazione giunta a noi.

Le Mura: dintorni e interni!

Se il perimetro delle mura di questo borgo padano appare perfettamente leggibile, con la polveriera, il rivellino e con i suoi bastioni, che, per ragioni di evidente sicurezza dovevano mantenersi più alti degli edifici del paese, quello che più sorprende è tuttavia l’interno. Le mura, che hanno uno spessore medio di circa 3,60 metri, sono percorse infatti per circa 800 metri da una sequenza di 93 casematte: grandi sale con volta a botte e comunicanti che fungevano da alloggio per le truppe e da magazzini. Oggi questi spazi, accessibili con visite guidate, vengono usati anche per manifestazioni ed eventi e tra questi per la novembrina Sagra del Fasulin de l’öcc cun li cudeghi (Fagiolini con l’occhio con le cotenne, per chi mastica poco il dialetto!) che è uno degli appuntamenti ormai consolidati del cremonese e non solo.
Nei pressi della Porta Cremona Nuova, che gli Austriaci riedificarono a breve distanza da quella antica, a sua volta protetta dal rivellino, le Casematte accolgono il Museo Arti e Mestieri di una volta, con una bella e interessante rassegna di oggetti di vita quotidiana e strumenti del lavoro contadino di un tempo e che ripercorre la storia di Pizzighettone e del suo grande fiume.

Gli interni delle Mura accolgono anche un altro brano di storia in un museo unico in Italia nel suo genere. Si tratta del Museo delle Prigioni che documenta il duro carcere per ergastolani istituito a Pizzighettone dagli Austriaci nel 1785 e rimasto in funzione fino al 1954! In questi spazi dove ebbe sede anche un carcere minorile succursale di quello milanese di San Vittore, soggiorno anche Renato Vallanzasca, il Bel René che animò a lungo le cronache italiane. Il Carcere di Pizzighettone fu uno dei più duri nell’Italia del Nord.

Acque che difendono e Un prigioniero illustre

Del Castello visconteo di Pizzighettone non rimane pressochè nulla, fatta eccezione per la Torre del Guado, il poderoso torrione quadrangolare che si erge a quardia del ponte di collegamento tra il borgo e l’abitato di Gera, disteso oltre il fiume. Fu qui che, in seguito alla sconfitta nella Battaglia di Pavia del 1525, fu rinchiuso Francesco I di Valois, re di Francia, un illustre prigioniero che testimonia ulteriormente l’importanza militare di Pizzighettone.

Il ponte in realtà fu inaugurato solo nel 1921, dopo che a lungo le due parti del borgo erano rimaste in collegamento prima grazie a un traghetto e, in seguito, attraverso un ponte di barche. Benchè qui si trovasse un guado, il fiume costituiva un importante elemento di difesa poiché chiunque vi navigasse in questo punto, si trovava ad essere sotto il tiro incrociato dei soldati posti sulle due sponde dell’Adda. A ulteriore difesa, il letto del fiume in questa zona era sbarrato da catene di ferro.

Tra profano e… sacro

Nel clima militaresco che Pizzighettone, città di… frontiera, doveva un tempo avere, non poteva mancare anche un’occhio di riguardo al sacro, tanto è vero che numerose erano le chiese e i luoghi di preghiera disseminati un po’ per tutto il borgo. Una breve passeggiata tra i suoi vicoli ve ne darà ragione, sotto lo sguardo severo del bel campanile di San Rocco che svetta alto sull’abitato di Gera. Ma se aspirate a un momento di raccoglimento un po’ più… artistico, soffermatevi nella Parrocchiale di San Bassiano (oggi oggetto di visite tenute sempre dai Volontari delle Mura, per raccogliere fondi per il restauro). La fronte a capanna, nel tradizionale mattone padano, è incorniciata da un giro di archetti polilobati e forata da un bel rosone rinascimentale. Nell’interno invece, oltre al bel Tabernacolo della Sacra Spina, si ammirano i dipinti cinquecenteschi del cremonese Bernardino Campi, dedicati alla Decollazione del Battista, ai Profeti e a una Crocifissione che si distende sulla controfacciata.

 

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