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La Mondadori

12 febbraio 2015 •

Un impero costruito dalla quarta elementare

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Figlio di un ciabattino analfabeta, Arnoldo Mondadori fu l’artefice di uno dei più grandi imperi editoriali in Italia. E senza nemmeno aver preso la licenza elementare! Le difficili condizioni economiche della famiglia imposero infatti al giovane Arnoldo, classe 1889, di lasciare la scuola per il lavoro. Si affaccia al mondo dell’editoria stampando i blocchetti per la registrazione dei conti, nelle trattorie della sua terra, il mantovano. Ma già nel 1907 riesce a stampare la sua prima pubblicazione: “Luce”, giornale di propaganda socialista, edito da La Sociale, germe della futura Mondadori. Stampa libri per bambini, libri scolastici, e durante la guerra rimane a galla stampando giornali per i soldati al fronte. Stampa D’Annunzio, poi Trilussa e Pirandello, Ada Negri e Margherita Sarfatti, finché nel 1919 apre a Milano la sua casa editrice. È geniale e con coraggio e lungimiranza si butta verso prodotti innovativi: nascono l’Enciclopedia dei Ragazzi a fascicoli (1921); i Libri Gialli (1929); la collana Medusa (1933); il fruttuoso sodalizio con Walt Disney (1935), di cui stampa “Topolino”, ma, sensibile al clima di rinnovamento degli inizi del Fascismo e sempre più consapevole della necessità di appoggio da parte del Regime, stampa anche la foto del Duce da collocare in tutte le scuole e la biografia di Mussolini “Dux”, della Sarfatti. Dopo la Guerra nascono Epoca, i Romanzi di Urania, gli Oscar tascabili che aprono il mondo della lettura a un pubblico più popolare. Stampa Hemingway a puntate, ed è un grande successo. Lascerà le redini del comando di un grande impero ai figli, alla fine degli anni Sessanta, dopo aver scelto per la sua sede di Segrate l’architetto Oscar Niemeyer, che ritiene capace di dare prestigio all’azienda con un progetto di indiscussa bellezza. Di Mondadori resta memoria la rivalità con Angelo Rizzoli, il cumenda dell’editoria e quel nome di incantabiss (incantatore di serpenti) che Arnoldo si era guadagnato per la sua notevole capacità di persuasione, ma anche quando, da giovane squattrinato, prestava la sua voce suadente per leggere le didascalie nei film muti.

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