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“MENTE CAPTUS. Spazi e silenzi dell’ex manicomio di Voghera”. Fino al 1 ottobre

19 settembre 2017 •

Aula didattica ex scuola infermieri

Aula didattica ex scuola infermieri

Di Paolo Patanè

È stata inaugurata a Pavia la mostra “MENTE CAPTUS – spazi e silenzi dell’ex manicomio di Voghera”, un progetto ideato e realizzato dalla fotografa Marcella Milani.

Il progetto fotografico si concentra sul vasto insieme di strutture che compongono l’ex manicomio di Voghera, edificato nel 1876 su una superficie totale di circa 83.000 metri quadrati, e che giace in stato di abbandono dal 1998. Si tratta di un patrimonio di significativo valore per la storia della città e della provincia, sia quale mirabile esempio di architettura sanitaria ottocentesca, sia sotto il profilo culturale, per ciò che questo luogo di accoglienza e contenimento del disagio psichico ha rappresentato. Nella prima sala sono esposte le foto storiche dell’archivio Chiolini, di Voghera: diversi ambienti dell’ospedale, i pazienti al lavoro in diverse attività, alcuni oggetti.

Siamo andati a vedere la mostra, e l’abbiamo trovata molto emozionante. Abbiamo incontrato l’autrice e le abbiamo fatto qualche domanda.

Marcella, molti considerano questi luoghi come brutti, da abbattere o da riqualificare. Cosa ti ha attratto, con tanta passione, verso l’ex manicomio?

«È un luogo incredibile, ricco di bellezza. È poi è un patrimonio culturale che rischia di essere, oltre che abbandonato, dimenticato. Io, attraverso le foto, ho voluto riportarlo alla luce. Posti come questo tra dieci o vent’anni saranno ancora così, se non peggio. Io a distanza di qualche mese, o di un anno, torno sul luogo in cui sono stata, fotografo le stesse cose e metto a confronto gli scatti, e noto come sono già cambiati. Nel salone delle feste del manicomio, ad esempio, lasciato con i festoni ancora attaccati, a distanza di una settimana un festone era caduto. Dopo due anni che lo vedevo lì, sempre al suo posto».

Quindi tu fai un lavoro lungo, in questo caso durato circa due anni, tornando più volte nello stesso posto.

«Si, mi piace vedere come il luogo si trasforma, anche nelle diverse stagioni. Mi piace avere un grande archivio. È una cosa che continuerò a fare, al di là del mio lavoro di fotoreporter, continuerò a testimoniare la bellezza dei luoghi dimenticati».

Che sensazione ti dà fotografare i luoghi dimenticati, e in particolare questo, un luogo di disagio e di sofferenza?

«L’impatto emotivo nei luoghi abbandonati c’è sempre, che si tratti di una villa, di una fabbrica o in questo caso di un manicomio. L’impatto emotivo che provo quando torno a fotografare una ex fabbrica, però, non è mai molto diverso da una volta all’altra. L’emozione qui è stata ogni volta diversa. È un luogo che ha una sua energia, e la sento. Queste stanze mi hanno accolto, per due anni. Io trovo che queste stanze, questi corridoi siano, nonostante il silenzio che regni, un grande grido. Un grido di dolore ma anche di grande bellezza».

Spazio per le Arti contemporanee del Broletto. Piazza della Vittoria n.15, Pavia

Fino al 1 ottobre

Orari: giovedì e venerdì ore 18.00 – 21.00, sabato e domenica 10.30 – 12.30; 18.00 -21.00. Mercoledì apertura serale 21.00 – 24.00 con percorsi guidati a cura di SpinoFiorito di Voghera

Ingresso libero

Info: Ufficio Stampa Comune di Pavia. Tel. 0382 399915

Una camera al primo piano

Una camera al primo piano

 

 

 

 

 

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