MENU

Malga Lunga, Il 17 novembre 1944

24 luglio 2014 •

Il sacrificio della Brigata Tredici Martiri

100Km_Focuson

Il nome della Malga Lunga è indissolubilmente legato alla memoria della tragica giornata del 17 novembre 1944, quando reparti fascisti della “Tagliamento” riuscirono a sorprendere e a catturare una parte della squadra di Giorgio Paglia, ufficiale della 53a Brigata Garibaldi “Tredici Martiri”. Da giorni le zone operative delle formazioni partigiane erano battute da grandi rastrellamenti, che vedevano impegnate numerose forze fasciste (Tagliamento, Monterosa, Brigate Nere), inasprite per gli smacchi che erano state costrette a subire. I fascisti giunsero di sorpresa alla Malga Lunga verso le ore 12; l’imboscata fu favorita da una serie di circostanze avverse, come il mancato allarme della sentinella e il tradimento di un ex-partigiano.Giorgio Paglia e i suoi uomini furono costretti ad arrendersi. Oltre all’evidente sproporzione delle forze, la resa fu motivata dalla presenza di due feriti, il russo Starich, gravemente colpito da una bomba a mano gettata nell’interno della cascina e “Tormenta” (Mario Zedurri), ancora sofferente per le ferite riportate nella battaglia di Fonteno.I fascisti promisero con la loro “parola d’onore” di rispettare la vita dei combattenti. La squadra quel giorno si trovava a ranghi ridotti: un gruppo di uomini, inviati in servizio verso Ranzanico, non fu coinvolto nell’imboscata, mentre gli altri compagni della formazione non poterono intervenire tempestivamente perché tutta la zona era battuta dai rastrellamenti.

Le condizioni stabilite dai fascisti naturalmente non vennero rispettate: i feriti Starich e Zedurri vennero immediatamente uccisi sul posto a colpi di pugnale. Giorgio Paglia e gli altri vennero portati a Costa Volpino.

Il tentativo di liberare i prigionieri durante il trasporto a valle, operato dal comandante “Montagna” (Giovanni Brasi) in una situazione confusa e difficile, non ebbe alcun esito. Giorgio Paglia rifiutò la grazia, che venne offerta a lui soltanto in quanto figlio di medaglia d’oro al valor militare, e venne fucilato il 21 novembre 1944 assieme ai suoi compagni al cimitero di Costa Volpino.

Ridotta a rudere la cascina – di proprietà della famiglia Radici, che la donò dopo la guerra al Comune di Sovere, che a sua volta l’ha concessa in uso all’ANPI – è stata ricostruita per iniziativa degli stessi ex partigiani garibaldini, che vogliono ricordare alle giovani generazioni quanto è costata la conquista della libertà e della democrazia.

100Km_Arrow_Back ALLA MALGA LUNGA DA GANDINO, IN VALPIANA

Print Friendly, PDF & Email

I commenti i sono chiusi

« »