MENU

L’OASI WWF DI VALPREDINA E L’ORATORIO SUARDI DI TRESCORE BALNEARIO

25 aprile 2017 •

La Salamandra Pezzata, simbolo dell’Oasi di Valpredina © Riserva naturale di Valpredina

La Riserva e l’Oratorio: storie di “ordinarie” meraviglie ai piedi delle Alpi

Descrizione itinerario    100km_Icona_Lowcost_OK

valprendina-mappaPrealpi lombarde, poco oltre Bergamo. Un territorio un po’ di passaggio, considerato da pochi una vera e propria meta. Una selva di case e stabilimenti si distende al piede dei monti che, verso nord, fanno da corona al viaggio e, con quell’aria già tersa, promettono vento di montagne.

È qui che, a una ventina di minuti dall’autostrada, si trova l’Oasi WWF di Valpredina, una delle oltre 130 oasi del WWF, curata e amata da chi, con strenua passione ha dedicato a questo luogo anni di impegno e di grande e ammirevole lavoro. Una meta facile ed entusiasmante, vicinissima a Milano, dove imparare non solo la natura, ma anche la cura e la tutela degli animali selvatici feriti che nell’Oasi trovano rifugio, prima di tornare ad essere liberi. Ce lo ha raccontato Enzo Mauri, direttore della Riserva Naturale di Valpredina e anima appassionata di questo luogo.

E nel caso in cui il tempo volga al brutto, aggiungiamo un’altra piccola impagabile meta per espandere a tutta la giornata il piacere della scoperta: l’Oratorio Suardi di Trescore Balneario. Un luogo che vi trasporta indietro nel tempo, al 1524, per l‘esattezza, e all’occhio curioso e magnifico di quel pittore dalla fervida fantasia che fu Lorenzo Lotto.

L’Oasi sulle pendici del monte: quando tutto cominciò

Era il 1983, quando l’Oasi di Valpredina cominciò la sua storia, grazie a Lucia ed Enzo Bardoneschi. Donando al WWF Italia i terreni di loro proprietà sulle pendici del Monte Misma, in questa “Valle delle Pietre” dove si cavavano pietre silicee adatte ad affilare, si pose il seme di una storia destinata a germogliare rigogliosa. Un dono talmente prezioso che già l’anno prima la Regione Lombardia aveva individuato l’area come “Riserva locale”, eleggendola poi nel 2008 a “Sito di Interesse Comunitario” (un SIC, ovvero un’area naturale di valenza europea che rientra nella Rete Natura 2000).

E da quegli iniziali 37 ettari, oggi la superficie protetta è quasi triplicata e in questi trent’anni di attività si sono fatte tante cose. Si tutela un’area importante e con essa il suo patrimonio di fauna e flora, con sentieri attrezzati anche per diversamente abili. Si fa educazione ambientale, rivolta in buona parte alle scuole e a quelle giovani generazioni nelle cui mani andrà depositato, fra un po’, questo bene prezioso che è la Riserva. Si fanno studi e ricerche, come quella sugli Odonati (le libellule), o quella sul Gambero di fiume, una delle specie più protette d’Europa, o come quella sui Pipistrelli 100km_PEDIA, che ha portato a individuare proprio all’interno dell’Oasi una specie rara, amante di queste zone calcaree.

Tre habitat e una moltitudine di creature: ma chi ci vive nell’Oasi?

Gli habitat tutelati all’interno della Riserva per la loro biodiversità sono tre: il primo comprende la sommità del Monte Misma (tra 1000 e 1600m s.l.m.), dove fioriscono le Orchidee selvatiche; il secondo corrisponde ai boschi di Roverelle esposti a sud e il terzo, meno ampio ma prezioso, è quello delle Sorgenti Pietrificanti, in corrispondenza del Torrente Predina. In questi habitat transitano e nidificano oltre 50 specie di uccelli (come civette, allocchi, poiane, nibbi bruni) e una ventina di specie di anfibi e di mammiferi, tra cui volpi, tassi, ghiri, scoiattoli, ricci, caprioli. Ma è l’elegante Salamandra pezzata, con la sua inconfondibile livrea nera e gialla, ad essersi guadagnata il posto d’onore, visto che è il simbolo non solo del Comune di Cenate Sopra in cui l’Oasi ricade, ma anche dell’Oasi stessa.

Dal Centro Visite parte il Percorso Natura, una facile passeggiata con poca pendenza, adatta per grandi e piccini, e costellata di pannelli illustrati con informazioni e curiosità, sia sulla fauna che sulla ricca flora delle varie aree della Riserva. Il percorso tocca l’Orto Biologico, l’area dei Cavalli, il Giardino delle Farfalle e raggiunge anche gli Stagni, preziosa riserva idrica dell’Oasi, ma soprattutto habitat brulicanti di vita. Vi si trovano infatti raganelle, tritoni, Martin Pescatori, libellule, tutte specie considerate bioindicatrici della buona qualità ambientale. E, se si viene in primavera, può anche capitare di sentire cantare l’Ululone dal Ventre Giallo, un piccolo rospo che in questa stagione, con il suo richiamo d’amore simile a un ululato, tiene nello stagno dei veri e propri “concerti”!

Ammirare il volo degli uccelli

Nell’Oasi rientra anche un’ampia zona a bosco che, inerpicandosi tra i castagni, raggiunge Ca’ Pessina (attrezzata con zona pic nic). La posizione è magnifica, ma soprattutto permette l’osservazione del volo di falchi pellegrini, nibbi, poiane, aquile reali o, quando è stagione, anche degli uccelli migratori di passo. Ai vostri piedi, una distesa multicolore di ellebori, primule, veroniche, ranuncoli, pungitopo che, tra colori e profumi, vi condurrà fino alla vetta del Monte Misma, da dove, nelle giornate terse, la vista spazia dalla Madonnina dorata fino al Monte Rosa.

Il Centro Recupero Animali Selvatici di Valpredina

Una parte dell’Oasi resta preclusa ai visitatori, benché ne costituisca un fiore all’occhiello. È il CRAS 100km_PEDIA, il Centro Recupero Animali Selvatici, dove dal 2001 a oggi sono stati curati oltre 20.000 animali, con una media di circa 1.500 all’anno! Il logo si ispira a uno degli animali che vi sono stati curati: il Tasso Gelsomina, che nel 1999 fu ferito gravemente da una tagliola, riportandone l’amputazione di una zampa. Oltre al presidio, dove possono essere portati gli animali feriti, il CRAS è allestito con ambulatorio e sala operatoria e dispone di recinti e voliere attrezzati per la convalescenza degli animali. Una volta all’anno, in primavera, in occasione della Festa delle Oasi, la liberazione degli animali curati avviene alla presenza del pubblico, con una vera e propria commovente cerimonia di ritorno alla vita selvatica.

Dalla natura alla pittura: l’Oratorio Suardi di Trescore Balneario

A pochi chilometri da Valpredina si trova una meraviglia di tutt’altro genere: non più piante e animali, ma le stupefacenti cromìe dell’Oratorio Suardi di Trescore Balneario, custode di un bellissimo ciclo di affreschi realizzati da Lorenzo Lotto.

Visitarlo fa compiere un salto indietro nel tempo di quasi cinquecento anni, per immergersi nella storia di queste valli e più precisamente nell’anno 1524, quando, sull’onda delle catastrofiche previsioni fatte dagli astrologi del tempo, si vaticinava per il mese di febbraio uno spaventoso diluvio. Solo rammentando la promessa fatta da Dio a Noè di non inviare mai più un evento tanto sconvolgente, pareva rassicurare un po’ gli animi. Ma intanto, nel dubbio, chi poteva si rifugiava sui colli.  O pregava, visto che le previsioni più funeste paventavano anche la venuta dell’Anticristo, e con essa il crollo dei pilastri della Chiesa, allora minata dal dilagare lungo le valli alpine delle idee della Riforma Protestante.

Le potenti esondazioni dei fiumi e del Lago d’Iseo di quel periodo non fecero che accrescere la paura, aggravata dal sopraggiungere di un’epidemia di peste. E’ in questo clima che si colloca la decorazione dell’Oratorio, eretto dalla potente famiglia locale dei Suardi nel giardino della villa di famiglia, lungo la strada per la Val Cavallina.

Barbara, Brigida e Lorenzo: due sante per un pittore

Fu Giovan Battista Suardi a chiamare per il suo oratorio Lorenzo Lotto, pittore già famoso in queste valli per i disegni per le tarsie di Santa Maria Maggiore a Bergamo. Lotto tracciò con grande vivacità sulle pareti della piccola chiesa le magnifiche Storie di Santa Barbara  e le Storie di Santa Brigida che, aggiungendosi a quelle già realizzate da un ignoto pittore nella piccola abside, completavano il ciclo devozionale della cappella. Se Barbara e Brigida furono infatti scelte per affidare alla protezione celeste i possedimenti della famiglia, essendo invocate rispettivamente per la protezione dai fulmini e per la protezione del mondo agricolo, il vero fulcro della scena è tuttavia rappresentato dal Cristo-Vite .

La sua gigantesca figura si eleva al centro della parete nord, con le mani che si trasformano in tralci, in un’allusione alla vigna, simbolo del Popolo di Dio. Due gruppi di eretici, armati di roncole per tagliarne i rami, sono raffigurati ai lati della scena mentre cadono, sconfitti dalla parola di Cristo e dai Dottori della Chiesa, che con i Santi appaiono nei tondi in alto.

Un complesso programma iconografico incentrato sulla Redenzione, che fungeva da chiaro monito per gli uomini del XVI secolo e di cui il pittore si faceva portatore. Rappresentandosi infatti sulla parete sud, in veste di uccellatore, con sulle spalle i panioni per la cattura degli uccelli, egli si raffigurò rivolto verso l’osservatore, proponendosi, con la sua pittura ispirata, come “cacciatore” di anime, sullo sfondo dei territori della Bergamasca del Cinquecento.

 

 

100KM_H_Informazioni_NEW

Continua a leggere

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

« »