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Le corti dei Navigli

27 dicembre 2016 •

Perché ci piace

Perché è una testimonianza della Milano di una volta, di un passato che sembra lontanissimo ma che era solo qualche decennio fa. Perché è in città, quasi in centro, e sembra di essere in un altro mondo. Perché è un luogo che racconta una delle mille storie oramai quasi dimenticate di Milano.

Come arrivarci

Corso San Gottardo
Tram 3

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Il borgo dei Furmaggiatt

Lungo la strada che dalla Porta Ticinese si allunga verso Pavia una fila di case popolari nasconde uno dei pochi brani rimasti della Milano di ieri. Sono i lunghi e fioriti cortili di corso San Gottardo, che attraversando l’intero isolato fino al Naviglio Pavese creavano un sistema di corti passanti, in molti casi ancora ben riconoscibili. Questi cortili erano percorsi dalle tipiche linghere: i lunghi ballatoi di accesso agli alloggi, in fondo ai quali si trovava l’unico servizio igienico del piano. Sovraffollamento e scarsissima dotazione di servizi si compensavano però con la vivace socialità della corte.

Le case del corso formavano il pittoresco Borgo dei Furmaggiatt. Quando nel 1819 fu completato il Naviglio Pavese, qui infatti giungevano a bordo delle chiatte i formaggi prodotti dalla campagna a sud di Milano. Resa particolarmente fertile con l’introduzione delle marcite ad opera dei Cistercensi di Chiaravalle, la Bassa milanese aveva visto intensificarsi l’allevamento bovino e la conseguente produzione casearia che nutriva il mercato di Milano. Le forme erano scaricate nelle case affacciate sul naviglio: le casére impregnate dell’odore acre del formaggio. A mano a mano che arrivavano le nuove forme, le precedenti slittavano in avanti, giungendo, alla fine di una stagionatura di tre mesi, alla rivendita affacciata su corso San Gottardo. La vendita dei prodotti era assicurata dal grande passaggio lungo questa strada di collegamento tra città e campagna, su cui si muoveva anche il Gamba de Legn, una locomotiva a vapore così detta forse per l’incedere ondeggiante che pareva far zoppicare la vettura. Per evitare che il formaggio fermentasse, provocando problemi di digestione, le forme venivano grattate in superficie, ricavando scaglie di crosta ancora morbida con cui le Dame di San Vincenzo insaporivano la minestra per i poveri del quartiere.

L’albero dei bambini

Presso la Porta Ticinese che oggi segna l’ingresso alla città storica, si erge uno degli alberi monumentali di Milano. Piantata dal padre di un soldato sopravvissuto alla Prima Guerra Mondiale, in ricordo di quanti invece non ce l’avevano fatta, la grande quercia divenne celebre per i tre manichini di bambini appesi ai suoi rami da M. Cattelan (2004), provocatoria testimonianza dell’ancora elevato tasso di mortalità infantile nel XXI secolo. Considerata di impatto troppo forte, l’installazione fu in breve rimossa.

100kmdamilano.it per Milano insolita e segreta, Edizioni Jonglez

 

 

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