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Il Lago Gerundo

6 marzo 2015 •

Il lago, il drago e la biscia dei Visconti

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Entrando in qualche chiesa della Bassa, per esempio a Pizzighettone, può capitarvi di scoprirvi un inaspettato reperto animale. Quelle ossa gigantesce che oggi si riconducono alla presenza di grandi animali vissuti in epoche lontane (addirittura Mammuth!), un tempo erano ritenuti i resti del misterioso e terribile drago Taranto (o Tarantasio) che, vivendo nelle acque del Lago Gerundo, seminava morte tra la popolazione. Pare che gli abitanti di Calvenzano avessero persino eretto alte mura per proteggersi dal mostro. Si diceva che questo spaventoso animale uccidesse con il suo “alito pestifero” e che in molti tentarono l’impresa di abbatterlo, finendo essi stessi uccisi. Diverse le leggende legate alla sua scomparsa: forse lo uccise San Cristoforo (al quale in effetti sono dedicate diverse chiese della zona), o forse il Barbarossa, ma la leggenda più curiosa si lega a quel Biscione dei Visconti (la bissa, nel dialetto locale), che Uberto Visconti sconfisse eroicamente e che da allora divenne lo stemma di famiglia.
E l’alito pestifero? La scienza lo spiega così: certe falde acquifere della zona, sature di idrogeno solforato, provocano un caratteristico odore di uova marce, che la tradizione locale ha identificato facilmente con l’alito di un mostro. Ma forse, a uccidere i bambini non era il drago Taranto, bensì la malaria che si diffuse in queste zone, quando il ritiro delle acque trasformò il grande lago in una palude.
Si dice anche che il cane a sei zampe simbolo dell’ENI sia stato creato da L. Broggini ispirandosi proprio al drago Taranto!

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