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L’ABBAZIA DI SAN PIETRO AL MONTE A CIVATE: IL CINGHIALE, L’EREMITA E IL FIGLIO DEL RE

11 marzo 2016 •

Il cuore protetto della chiesa

L’altare della chiesa è protetto dal ciborio, una sorta di baldacchino retto da colonnine che è anche una delle opere più preziose della chiesa. Datato tra il X e l’XI secolo, è un esempio molto raro, di cui si trova un precedente illustre (e quasi unico) nella Basilica di S.Ambrogio a Milano. E, come nell’esempio milanese, gli stucchi raffigurano nuovamente il trionfo del Cristo sulla Morte, completando così il significato degli affreschi della chiesa. Oltre alla Crocifissione rappresentata tra Maria e Giovanni (sul lato verso l’ingresso), vi sono raffigurati (procedendo in senso antiorario) il Cristo benedicente fra i Beati; il Cristo tra San Pietro e San Paolo (simile alla scena dell’ingresso) e infine la Resurrezione. In questa scena però curiosamente Gesù non compare, ma si riconoscono le Marie che, arrivando al sepolcro lo trovano vuoto. Sopra di esso un grande angelo comunica l’avvenuta Resurrezione, mentre i soldati sono rappresentati più piccoli e travolti dall’evento. Il significato delle scene si completa con i simboli degli Evangelisti disposti sopra i capitelli delle colonnine, mentre l’aquila che sovrasta la scena della Crocifissione è il simbolo del potere imperiale a cui il monastero era soggetto.

E la Cappella per… quando faceva freddo

Proprio così: la cripta della chiesa fu usata anche come cappella hiemalis, ovvero invernale. Situata sotto il pavimento della chiesa, la cripta garantiva, grazie anche alle sue dimensioni esigue, non solo un maggiore raccoglimento, ma soprattutto un tepore gradevole nelle stagioni fredde o durante le preghiere notturne. In origine, prima che la chiesa fosse rimodernata con lo scalone d’ingresso (XI sec.), la luce vi penetrava dalle monofore anche sul davanti, amplificando l’effetto della presenza divina e rendendo più efficaci le immagini che la decorano. Benché consumata probabilmente per lo sfregamento delle vesti, dietro l’altare si riconosce di nuovo una Crocifissione, arricchita con i due piccoli soldati che un tempo reggevano la lancia e la canna con la spugna intinta nell’aceto.

Nella scena superiore appare l’Assunzione della Vergine, raffigurata dormiente su un letto. Accanto a lei, a destra, la figura del Figlio, riconoscibile per l’aureola con i raggi della croce. Una curiosità: al centro della scena, due angeli reggono una piccola testa. Altre volte rappresentata sotto forma di bambina, la testolina corrisponde all’animula di Maria che, staccandosi dal corpo, ascende al cielo.

E adesso che avete sviscerato i significati misteriosi della chiesa, godetevi il prato e il meritato riposo!

E se vi avanza tempo…

Se, al rientro a Civate, avete ancora uno scampolo di tempo, fate una sosta nel paese per visitare la Chiesa di San Calocero e la Casa del Pellegrino. La chiesa, sorta probabilmente all’inizio dell’XI secolo, forse su un edificio preesistente, prende il nome dalle reliquie del santo che il vescovo di Milano Angilberto II vi trasportò da Albenga (possedimento dell’Abbazia di San Pietro). Al suo interno si conservano affreschi del XI-XII secolo dedicati a episodi dell’Antico Testamento. Queste scene costituivano una sorta di preparazione al cammino di fede, che si completava con le immagini raffigurate in San Pietro. Gli affreschi della cripta e il chiostro risalgono invece al XVII secolo.

La Casa del Pellegrino o “ca’ di pelegrett” (via Canova 12) fungeva da ricovero per i viandanti che si spostavano sulla strada tra Como e Lecco e per i pellegrini che si dirigevano a San Pietro. Al suo interno è custodito un ciclo di affreschi cortesi con scene di caccia al cinghiale e al cervo risalenti al XV secolo, fra i quali si mescolano simboli religiosi.

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3 Responses to L’ABBAZIA DI SAN PIETRO AL MONTE A CIVATE: IL CINGHIALE, L’EREMITA E IL FIGLIO DEL RE

  1. Davide scrive:

    Da vedere, soprattutto, i capitelli, i bassorilievi e… le teste del drago!

  2. Veronique scrive:

    Abbiamo seguito questo bell’itinerario.
    Decisione dell’ultimo minuto, tanto in poco tempo si arriva e il parcheggio non è un problema (cercate posto in paese più in alto che potete, vicino alla scuola).
    Una bella gita con una passeggiata divertente in mezzo a boschi e campi di fieno che termina al bel monastero, in cima alla montagna.
    Consigliatissimo il crotto che si trova all’inizio del percorso: ideale prenotare prima della salita per rifocillarsi all’arrivo!

  3. MONFORTI FERRARIO GIGI scrive:

    mi piacerebbe molto visitarla ma anche se in buonaq salute ho 91 anni se debbo pe4nsarci un po’

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