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LA SESTO SAN GIOVANNI DEL CAMPARI

28 ottobre 2014 •

Proseguendo verso il Rondò

Oltre la Campari (in direzione del Rondò) le case moderne lasciano a un certo punto il posto al verde rigoglioso che nasconde alcune villette. Tra queste si trova anche la Villa dei Gabbioneta fondatori della fabbrica che si riconosce sull’altro lato della strada, per l’alto volume sfaccettato. Aperta nel 1897, l’azienda produttrice di pompe idrauliche (tuttora attiva!) giunse a Sesto nel 1905 e si espanse ripetutamente (come mostra la più moderna facciata su via Casiraghi), creando anche uno spaccio alimentare e case per operai. La Pompe Gabbioneta offre un esempio di quel “ca’ e butega” tipico di molte aziende lombarde, nelle quali il padrone, per seguire più da vicino l’andamento della propria fabbrica, abitava a ridosso degli stabilimenti.

E ora un po’ di storia, fra aristocratici intrecci di fili

Campari non fu né la prima né l’unica fabbrica di Sesto. Il germe dell’industria sestese fu gettato dal nobile Giuseppe Puricelli Guerra100Km_Focusonche nel 1832 aprì una filanda a vapore nella sua villa, nell’odierno centro storico di Sesto. Nobile per nascita, ma imprenditore per vocazione, Puricelli Guerra aveva cavalcato l’onda anomala di tanti aristocratici del suo tempo che si erano lanciati nell’avventura industriale.

Le prime manifatture di Sesto furono dunque proprio delle filande. Poco adatta all’agricoltura, per la particolare conformazione geologica, la zona abbondava allora di piante di gelso che permisero l’allevamento intensivo del baco da seta, el cavalé, come si chiamava in dialetto. Bastarono pochi decenni e già nel 1878 si contavano a Sesto ben 7 filande, tutte aperte da possidenti locali, che davano occupazione a oltre 700 persone. Tra gli imprenditori nobili sestesi, anche Enrico Mylius, celebre animatore di un cenacolo culturale che si teneva nella sua villa di Sesto, frequentato fra gli altri anche da C. Cattaneo, A. Manzoni e dall’astronomo B. Oriani. Anche i De Ponti si impegnarono nel settore tessile: impiantando la propria filanda nella Villa Visconti d’Aragona (oggi sede della Biblioteca Civica), diventarono entro la fine del secolo una delle famiglie più importanti di Sesto, con proprietà che andavano dall’attuale Rondò alla Torretta (viale Sarca). L’intensa e florida stagione del tessile era tuttavia destinata a durare poco: con la fine del secolo infatti molti imprenditori trasferirono le fabbriche più a nord, attratti dalla possibilità di sfruttare le naturali risorse idriche per alimentare elettricamente le filande. Lo spostamento determinò una crisi del settore e la conseguente disponibilità di grandi masse di operai che verranno assorbiti nelle nuove fabbriche di Sesto100Km_Focuson. Le prime a sorgere in questa zona furono aziende dei settori meccanico e siderurgico e nel settore alimentare.

Là dove c’erano le fabbriche…

Cuore nevralgico della Sesto moderna, il Rondò100Km_Focuson(o, alla francese, rondeau) è quasi un “secondo” centro, alternativo a quello storico, da cui la divide la presenza ingombrante dei binari della ferrovia.

Le arterie sestesi di maggiore importanza (viali Casiraghi, Gramsci e Matteotti) vi convergono da nord con tracciati ampi e rettilinei che ne tradiscono l’origine recente, rispetto alle vie più piccole e tortuose del centro storico. Zigzagando tra questi ampi viali e le vie minori, la storia delle fabbriche riaffiora per piccoli frammenti nascosti tra gli edifici moderni: non con i capannoni, che oggi non esistono più, ma con le case100Km_Focusonche gli imprenditori eressero per i propri dipendenti, in quel clima paternalistico che attraversa i decenni a cavallo fra Ottocento e Novecento.

Iniziative che miravano da un lato a creare condizioni di vita migliori per le famiglie dei dipendenti, ma che avevano anche l’importante risvolto di creare un rapporto di fidelizzazione con l’azienda e con il padrone magnanimo della fabbrica. Tutto contribuiva a sedare sul nascere contrasti, scioperi, rivolte all’interno degli stabilimenti. Un fermento fotografato da molti artisti con opere di denuncia sociale, di cui il “Quarto Stato” di G. Pellizza da Volpedo (1901) costituisce solo l’esempio più celebre. Le condizioni lavorative, ben lungi dagli standard moderni, non erano sempre favorevoli, tanto che i casi di imprenditori che offrivano cassa malattie, pensioni, sale di allattamento e altri servizi analoghi, numerosi a Sesto, venivano salutati come esempi degni di nota.

La prima tappa dell’itinerario è anche una delle case più belle della zona: la Casa De Ponti, eretta nel 1906 dall’imprenditore tessile, nella via Solferino che si stacca dal Rondò (civico 14). Gli elegantissimi decori liberty in cemento a tema floreale impreziosiscono la facciata color ocra di questo edificio, estendendosi con grande raffinatezza a tutti i piani, ai balconi e agli eleganti arabeschi che imbrigliano i tubi di scolo.

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One Response to LA SESTO SAN GIOVANNI DEL CAMPARI

  1. […] La strana avventura del Bitter. Non tutti sanno che il vecchio stabilimento della Campari nel Comune a Nord di Milano è stato […]

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