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LA DISCESA NELL’ABISSO: LA GROTTA DEL REMERON

16 luglio 2015 •

La luce dorata della Grotta (®Luca Leone)

Il silenzio “assordante” della montagna

Descrizione itinerario   100km_Icona_Bimbi_OK

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Manca solo Caronte con la sua barca e poi questa profondissima cavità nella montagna potrebbe apparire la scenografia perfetta di una discesa agli Inferi di dantesca memoria. Sì, perché la Grotta del Remeron sprofonda, con una sfilza interminabile di gradini, nelle viscere della terra di 48 metri sotto al livello dell’ingresso! Un’esperienza intensa e un po’ misteriosa che aggiungerà fascino a una bella passeggiata nel verde, ideale, anche con bambini (purchè camminino un po’) per una fresca gita in giornata da Milano.

Il monte traforato dall’acqua

Ma cominciamo dal principio. Siamo a Comerio, pochi chilometri sopra Varese, su un terrazzo panoramico che spazia sul suo lago e sul vicino laghetto di Monate. La gita che vi proponiamo mescola una camminata sul monte e la visita della grotta. La passeggiata richiede poco più di un’ora di cammino, ma essendo quasi tutta in salita, consigliamo di prenderla comoda: tra noccioli, castagni, tigli profumatissimi, fiori, funghi e… scarabei, le distrazioni per prendere piccole pause sul sentiero non mancano. Il monte è quello del Campo dei Fiori, la montagna dei Varesini, che dal 1984 è protetta dall’omonimo Parco Regionale. Essendo costituita per lo più da rocce calcaree, la montagna è attraversata da gallerie naturali (al momento esplorate per 30km) e forata da tante grotte scavate dall’acqua. Del centinaio censite nel territorio del Parco, la Grotta del Remeron è con la Marelli e con quelle della Valganna, una delle più note.

La Grotta e il suo scopritore: “Avanti dunque verso l’ignoto!”

Fu Luigi Bertarelli100km_PEDIA il primo a calarsi nella Grotta del Remeron. Correva l’anno 1900 e quel “Büs”, largo appena 50cm, benché noto ai contadini della zona, non era mai stato esplorato, forse per la scomodità, o forse per la supposta presenza di animali. Bertarelli, appassionato cultore delle bellezze italiane nonché fondatore del Touring Club Italiano100km_PEDIA, insieme ai sacerdoti di Comerio e di Barasso e all’amico Luigi Origoni, sfidò il buio e l’ignoto. Un vento forte spirava dalla bocca della montagna, tanto da spegnere le candele. Un ponte naturale, poi un precipizio, una grande caverna con qualche stalattite millenaria e infine un lago (che prenderà il nome di Bertarelli) a quota -168 metri: questo lo “spettacolo indimenticabile”, come lo descrive lo scopritore, che apparve alla luce fioca delle lampade al magnesio. Un secondo lago, situato a -210 metri, fu intitolato nel 1951 a Felice Binda. Ma la grotta scendeva ancora: al momento le cavità esplorate raggiungono i 524m di profondità.

L’apertura al pubblico

Nel 1913 iniziarono i lavori per rendere accessibile al pubblico questo “viaggio al centro della terra”. I primi turisti vi discesero nel 1914, sfruttando un impianto all’acetilene e una scala. E Comerio, anche grazie alla grotta, divenne un’ambita meta turistica. Nel frattempo  proseguirono le esplorazioni in questo antro misterioso, originato dal carsismo che perfora il monte come un groviera. Una Madonna degli Abissi fu posizionata a venti metri di profondità. Negli anni Settanta altre sale furono scoperte dal CAI. Dopo una chiusura per ragioni manutentive, la Grotta del Remeron ha riaperto l’accesso nel 2004, grazie alla messa in sicurezza dei primi 40 metri da parte dell’Ente Parco Campo dei Fiori e alle visite guidate dell’Associazione Amici del Remeron.

L’esperienza incredibile del silenzio

Muniti di caschetto con torcia, la discesa comincia! Si varca un cancello ed eccola lì, la voragine che appare dopo una breve scala. È la prima Sala della Grotta, da dove parte una discesa serrata che conduce sempre più giù. La temperatura si raffresca (8° circa) e la luce dell’esterno si affievolisce, lasciando il posto a un bagliore dorato, generato dal colore di queste rocce e dalla luce delle torce, che disegna forme fantastiche. Il brillio di alcuni punti tradisce la presenza di acqua. Qualche stalattite e qualche masso crollato accompagnano la discesa fino al Grande Salone, poco meno di 50m più giù dell’ingresso. È qui che solitamente si celebra la Messa di Ferragosto, sotto i due camini, ancora inesplorati, che perforano la grotta. Ed è qui che si sperimenta l’esperienza assoluta e affascinante del silenzio della montagna, quando con l’allerta della guida, le luci si spengono e si sprofonda nel buio più completo. Lo stesso buio che avvolgeva Bertarelli e i suoi compagni, in quella prima discesa. È solo il rumore cadenzato delle acque a dare la sensazione dello spazio, così totale e così nuova, per noi che viviamo avvolti nel rumore metropolitano. Quando riemergete alla luce e al verde della montagna non potrete non domandarvi cos’altro si nasconda sotto i vostri piedi.

Sulla via del ritorno: il Parco di Villa Tatti a Comerio

A Comerio le cose da scoprire non sono solo nel sottosuolo, come nel Parco di Villa Tatti (Parco pubblico della Musica), dove prendersi il tempo di una siesta vista lago.
La Villa, oggi trasformata in appartamenti di lusso (quindi non visitabile) fu eretta come villa di delizia nel 1702 per la famiglia dell’avvocato Benedetto Tatti, in una stupenda posizione panoramica. Ai suoi piedi si distende il grande giardino all’italiana che segue il dolce declivio naturale. Una successone di scalee collega la villa al parco attraverso due ninfei in ciottoli policromi. Da qui un susseguirsi di cascatelle e zampilli un tempo conduceva alla parte piana del giardino, con un bel viale di scuri cipressi, la grande vasca mistilinea e, più oltre, il Belvedere. Quest’ultimo, concepito come una balconata affacciata sui laghi di Varese e di Monate, fu in seguito arricchito da eleganti bassorilievi liberty.
Ma la vera meraviglia è il settecentesco Padiglione della Musica, il bellissimo edificio ottagono adorno di mosaici e decori a tema musicale che chiude il cannocchiale ottico dall’ingresso attuale del parco. Qui la famiglia Tallachini, che divenne proprietaria della villa nel 1857, soleva assistere ai concerti e forse vi indugiò anche quel Verdi che fu ospite a Comerio.

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