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UNA MONTAGNA D’ACQUA: LA DIGA DEL GLENO

21 maggio 2016 •

La partenza: tre case, una fontana e uno strano orologio

La passeggiata parte da Pianezza, frazione fatta di poche case di pietra, una piazzetta e una chiesa a cui si giunge dopo alcuni tornanti. E con una curiosità: l’orologio del campanile ha un’unica lancetta che ruota su… sei ore, anziché dodici, secondo l’antica Ora Italica. Una vera rarità!
Il sentiero si imbocca da una stretta viuzza fra le case, a destra della fontana. Potete proseguire dritto, oltre una cappelletta posta alla fine dell’abitato (tre case!) o seguire l’indicazione a destra su per uno stretto vicolo, dove un pollaio con delle grassottelle galline di montagna metterà di buon umore i vostri bambini. I due sentieri si ricongiungono comunque all’altezza di una baita: da qui e per un po’ avrete intorno solo natura con affacci magnifici sui monti innevati.

I colori della montagna

Il sentiero prosegue con una salita piuttosto erta (mezz’ora in tutto calcolata da Pianezza) tra sassi e radici, con un sentiero protetto. Ma i punti ombreggiati sono molti e si prestano per piccole soste rigeneranti. Nella tarda primavera ginestre gialle, rododendri fioriti di rosa e fragoline selvatiche formano un sottobosco variopinto molto piacevole, pieno di colori e di profumi. Pini mughi, larici e faggi fiancheggiano il sentiero, offrendo mille sfumature di verde. E in estate, le distese di mirtilli offrono il pretesto mangereccio per riprendere fiato.

Ed ecco la diga!

Dopo circa 15-20 minuti appare a sinistra del sentiero la condotta forzata della diga. Un lungo solco nella montagna che ci riporta alla civiltà. La condotta alimenta tuttora l’impianto idroelettrico di Povo, a Vilminore, con le acque di quel che resta del bacino del Gleno.
Quasi all’improvviso, il sentiero si appiana e prosegue per un’altra mezz’ora in piano. E’ un sentiero panoramico, scavato nella roccia e affacciato sulla profonda valle del torrente Povo che scorre selvaggio sotto di voi.

A poco a poco si profila in fondo alla valle la mole gigantesca della Diga del Gleno che appare in lontananza maestosa e immensa.  Immersa nel verde e fatta con la stessa pietra di queste scure montagne, a prima vista sembra emergere dal nulla, come fosse una cima stranamente arzigogolata per scherzo della natura. I suoi archi si interrompono improvvisamente, aprendo una stonata finestra sul verde della valle retrostante, a quota 1500 metri. Un secondo tratto della diga appare dopo un’ampia curva del sentiero affacciato su uno stretto precipizio. L’altezza di questo gigante di pietra appare sorprendente quando, varcato il ponticello che scavalca l’impianto attuale, si giunge sotto alla muraglia. Da un lato il lago odierno, che si stende nella piana, una lacrima in confronto a quello che era il lago della diga. Dall’altro la valle del Povo, ripidissima e selvaggia e sul fondo, tragicamente allineato, l’abitato di Bueggio che fu travolto dalle acque nel 1923.

Fai clic qui per leggere la storia del disastro della diga del Gleno

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