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PROFUMO DI LEGNI: LA CREMONA LIUTARIA

10 gennaio 2018 •

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A spasso nella città di Stradivari

Descrizione itinerario   

mappa_cremona_liutariaLa meta nella quale vi conduciamo con questo itinerario è vicina, comoda e soprattutto sorprendente. Andiamo a Cremona: bella, ricca di storia, buona un po’ per tutti i gusti, e, per l’appunto anche da… gustare con tutti i sensi. Ci si arriva in un’ora di treno o poco più e lei, la nobile città, è tutta lì, a portata di piede, con i suoi palazzi eleganti, le sue chiese, con il “corso” e la passeggiata della domenica, da fare a braccetto. Bella, bellissima, opulenta con discrezione, ma che, proprio per il suo riserbo, ancora in pochi conoscono. Ve la raccontiamo per questo, per proporvi una gita fuoriporta facile e da fare in giornata, anche senza la macchina.

E per farlo prendiamo spunto da una parte dell’illustre storia cremonese, nella quale siamo stati magistralmente condotti dalla passione di un liutaio. Un viaggio fatto tra profumi di legni, sapienza artigiana e grandi nomi della musica (chi non conosce Stradivari?), che ha svelato una magnifica storia secolare di tradizione e maestria. Tanto importante e preziosa che nel 2013, il “saper fare liutario” è stato riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità!

Suggestioni fluviali in una terra di confine

La città è adagiata sulla sponda settentrionale del fiume Po, strada maestra di traffici padani che ne hanno da sempre favorito il prosperare. Oggi il grande fiume è diventato una zona paesaggistica di notevole importanza e le chiatte che trasportano sabbia sono ormai quasi soltanto la nota folcloristica di un glorioso passato. Insieme all’Adda che scorre poco distante, il Po permise infatti floridi commerci e scambi culturali tra territori confinanti, e tra questi, la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano, di cui Cremona divenne nel Cinquecento la seconda città per importanza. Per la posizione strategica, la Cremona del XVI secolo divenne anche un importante crocevia di smistamento di  testi che la Controriforma proibiva e che giungevano qui dalla Svizzera proprio viaggiando lungo le vie d’acqua lombarde. I benefici culturali di questa breve ma intensa stagione, ben rilevabili anche nell’arte, furono tali che in quel periodo Cremona fu ribattezzata la “piccola Anversa”.

Legni lungo il fiume

La presenza del fiume si lega anche alla storia della liuteria cremonese. Alcune essenze, come il pioppo e il salice, oltre ad alcuni legni da frutto come il corbezzolo e il bosso erano reperibili nelle vicinanze di Cremona. Altre, comel’abete rosso e l’acero montano (Acer pseudoplatanus), provenienti rispettivamente dalle Dolomiti e dai Balcani, venivano invece trasportate lungo le vie d’acqua fino al bacino dell’Adriatico, per poi essere smerciate da qui sui mercati della Repubblica di Venezia. Risalendo verso l’entroterra, Cremona era l’ultimo porto sul Po, prima che il salto di Isola Serafini (non lontano da Piacenza), ne rendesse difficile il proseguire della navigazione.

Dalla viola al violino

Considerato un’evoluzione di strumenti come viole da gamba e ribeche, il 100km_PEDIA violino si modella per esigenze musicali e grazie alla mano e all’intuizione dei liutai. A metà del Cinquecento fu il liutaio cremonese Andrea Amati a definirne la forma, forse anche grazie al “divin Claudio”, ovvero a quel Monteverdi, compositore originario proprio di Cremona, che lavorava anche a Mantova e Venezia. Dalla famiglia Amati hanno tratto ispirazione tutti i grandi liutai successivi tramandandosi di padre in figlio i segreti e la maestria artigiana. La prassi dell’andare “a bottega” fu seguita anche da Antonio Stradivari che ne perfezionò l’arte tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento. Passando per grandi nomi come quello di Giuseppe Guarneri del Gesù, che firmava all’interno i suoi violini con le lettere IHS, il trigramma usato anche dai Gesuiti, che gli meritò appunto l’appellativo “di Gesù”.

Ne nacque uno strumento dalla sonorità magnifica, realizzato oggi come allora con metodi esclusivamente manuali che danno vita a strumenti mai uguali, celebrati in tutto il mondo per la qualità e l’eccezionale fattura.

Per questo Cremona è oggi riconosciuta come lacapitale mondiale della liuteria.

Tra paste e arte

Con questa premessa, partiamo alla scoperta della città. A Cremona si può arrivare da Milano in treno. E dalla stazione ferroviaria, con una passeggiata di 15-20 minuti si arriva in centro, seguendo vie ornate da bei palazzi e da chiese monumentali. Il corso Garibaldi e il corso Campi che vi consigliamo di percorrere sono fiancheggiati da case e palazzetti non alti, costellati da locali dall’anima antica e ospitale, dove all’apparenza la vita scorre in una dimensione quieta e pacifica, con la quale diviene impossibile non immedesimarsi. Per entrare comunque nel… mood della giornata, un caffè e magari anche una pastarella alla Pasticceria Dondeo, all’angolo della piazza della Stazione può aiutare. È un locale del primo Novecento, con arredi liberty, punto di ritrovo di tutti i Cremonesi, un tempo frequentato dagli operai con il marsala del mattino, al cappuccino delle signore, fino alle paste della domenica mattina. Sarà questo il punto di partenza dell’itinerario.

Il corso Garibaldi si diparte infatti poco più in là, da piazza Risorgimento, l’antica porta Milano e riserva subito una sorpresa: la chiesa romanico-gotica di San Luca con la bella facciata e il protiro sorretto da due leoni marmorei. Accanto sorge il suo battistero, un edificio ottagono in cotto, con doppio loggiato di bifore sormontato dal lanternino. Da qui si susseguono sul corso alcuni palazzi eleganti: il Palazzo Rossi-Stanga (civico 257), con affinati decori di gusto tardobarocco e il quattrocentesco Palazzo Raimondi (civ. 178), riconoscibile per il rivestimento a bugnato in marmi bianchi e rosa. L’edificio ospita la Facoltà di Musicologia, sede distaccata dell’Università di Pavia e a lungo accolse anche la Scuola Internazionale di Liuteria. Più oltre, in piazza Sant’Agata sorge il medievale Palazzo Cittanova, eretto nel 1256 come sede comunale, con i portici tipici dei broletti lombardi del Duecento e, accanto, il rosso Palazzo Trecchi (via Trecchi 20) La sua veste neogotica moresca è ottocentesca, ma all’interno si nasconde un bel cortile rinascimentale con ricchi decori in cotto.

 

 

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