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LA CONCA DI VIARENNA

14 febbraio 2017 •

Conca viarenna

La Milano delle acque

Descrizione itinerario

Pochi, anche tra i Milanesi, lo sanno, ma quel vasto bacino che si trova isolato a margine dei giardinetti pubblici di via Conca del Naviglio, popolato da pattuglie di placide papere e germani, corrisponde alla più antica conca realizzata in Europa. È la Conca di Viarenna, nome derivato da una storpiatura del toponimo della vicina via Arena che si riferisce a sua volta alla presenza, non lontano da qui, dell’Arena Romana 100km_PEDIA. Ma l’arena non si vede: di quell’edificio, grande pressappoco come quello di Verona e risalente al I secolo d.C., non restano oggi che le tracce dei muri di fondazione, isolati nel Parco dell’Anfiteatro di via De Amicis.

La conca antica e quella “nuova”

La conca attuale fu realizzata nel 1551, quando, per far posto alla costruzione dei Bastioni spagnoli si dovette smantellare quella originaria, situata più a sud, verso l’attuale Darsena e a questa collegata tramite un tratto di canale di circa 600 metri, denominato Naviglio Vallone, che raggiungeva la Fossa Interna. L’antica conca 100km_PEDIA era stata aperta nel 1439 per volere di Filippo Maria Visconti, su progetto di Filippino degli Organi e di Aristotele Fioravanti. L’intento era quello di permettere ai barconi che solcavano il Naviglio di superare il dislivello di circa 3 metri, tra l’arrivo del Naviglio Grande e la Fossa Interna che circondava le mura medievali (odierne vie De Amicis e Molino delle Armi). La questione era cruciale: garantire al prezioso marmo di Candoglia di giungere integre a destinazione, ovvero al Laghetto di Santo Stefano dietro al Duomo (attuale via Laghetto), nei pressi del cantiere dei lapicidi che lavoravano per la cattedrale. Prima dell’invenzione della Conca infatti le lastre che giungevano dal Lago Maggiore a Milano via Naviglio, venivano sbarcate presso il Laghetto di Sant’Eustorgio (nei pressi dell’omonima Basilica), caricate sui carri trainati da cavalli per poche centinaia di metri e quindi trasferite di nuovo sulle imbarcazioni che transitavano nella Fossa Interna, da dove poi raggiungevano il cantiere. L’innovazione fu fondamentale per il sistema idrico lombardo, ma ebbe fortuna anche nel resto d’Europa, prendendo spunto proprio da questa.

Dazi, passaggi e modi di dire

Il passaggio delle imbarcazioni nella conca era regolato dal pagamento di un dazio richiesto per tutte le merci in entrata in città. Le uniche merci a non pagarlo erano le lastre del marmo di Candoglia, riconoscibili per la sigla A.U.F. (ovvero Ad Usum Fabricae), che significava “ad uso della Veneranda Fabbrica del Duomo”. Per questo, fino a non molto tempo fa, era in uso a Milano il modo popolare di dire “a ufo”, per indicare qualcosa fatta a sbafo. Per la sua funzione a servizio del Duomo, quella di Viarenna fu detta Conca di Nostra Signora.

Denaro per il Duomo

Nel 1497, alla morte inaspettata dell’amata moglie Beatrice d’Este, il duca di Milano Ludovico il Moro decretò di concedere le proficue rendite della Conca di Nostra Signora al Duomo, al fine di garantire una rendita fissa per la costruzione della cattedrale. Per questo sulla parete di fondo della conca appare una lapide marmorea che è lo stemma della Veneranda Fabbrica, con l’effige della Vergine coronata mentre con il manto aperto protegge la costruzione del Duomo a lei dedicato. La facciata però non è quella del Duomo, bensì quella che la chiesa aveva alla fine del Quattrocento!
Sotto questa lapide, appare una seconda lastra marmorea con gli stemmi sforzeschi dell’aquila imperiale ad ali spiegate e del Biscione visconteo-sforzesco raffigurati anche nel Castello, oltre all’iscrizione che celebra il decreto ducale.

Le sorgenti d’acqua di San Barnaba

Questo tour per la Milano delle acque non può non concludersi con una breve tappa dove la storia acquatica della città incrocia, anche simbolicamente, quella della sua cristianità. Ovvero davanti alla Basilica di Sant’Eustorgio, nei pressi della quale, assai prima del sorgere dell’edificio sacro, nel 51 d.C. si fermò l’apostolo Barnaba per evangelizzare i primi cristiani di Mediolanum. Lo fece su una pietra, posta in corrispondenza di una fonte, tra le tante che sgorgavano copiosamente in questa zona, prima che la città vi giungesse. Una fonte rigeneratrice che aveva il significato, come il Giordano per il Battista, di far nascere a una nuova vita cristiana. Oggi di fonti qui non se ne vedono più, ma di quella pietra è rimasta memoria nella corte di una delle case che chiudono il sagrato sul lato destro, come indicato nell’iscrizione sulla facciata. È per questa ragione che ogni nuovo Vescovo che si insedia nella Diocesi di Milano simbolicamente inizia il suo mandato partendo proprio da Sant’Eustorgio.

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