MENU

La Biblioteca Ambrosiana: l’unicorno, Leonardo e la ciocca di Lucrezia

5 aprile 2015 •

L'antico ingresso alla Biblioteca Ambrosiana

Oltre a quella leggendaria “Canestra di frutta” del Caravaggio, oltre al “Musico” di Leonardo, oltre alle splendide opere di Tiziano, Raffaello e di Brueghel, c’è un tesoro che fa parte della Pinacoteca Ambrosiana, la più aristocratica tra le collezioni d’arte della città, che conoscono ancora in pochi: è la Biblioteca Ambrosiana, mirabile esempio di mecenatismo, nella Milano del Seicento. Oggi vi si accede come ultima tappa di un percorso museale magnifico, ma un tempo viveva da sé, con l’ingresso, dall’attuale piazza San Sepolcro, che pare quello di un palazzo nobiliare.

A lasciarlo supporre è il grande stemma sorretto da due prosperosi putti posti sulla facciata della più innovativa tra le istituzioni della Milano spagnola: la Biblioteca Ambrosiana. Lo stemma è quello di Federico Borromeo, il cardinale citato da A. Manzoni, che, come il più celebre cugino San Carlo, fece del motto di famiglia Humilitas uno stile di vita, prodigandosi per i bisognosi della città. La scritta, in caratteri gotici, si riconosce su chiese, cappelle, e ancora oggi, sulle tante proprietà della famiglia. Qui la troviamo affiancata dal dromedario seduto ornato da un cimiero, antico emblema dei Borromeo, come simbolo di pazienza e dall’unicorno, concesso dai Visconti per il valore dell’antenato Vitaliano I. Insieme a questi simboli, lo stemma presenta al centro il morso di cavallo che rappresenta la capacità di controllo della forza bruta e i tre anelli diamantati e intrecciati che simboleggiano il legame tra le famiglie Borromeo, Visconti e Sforza. Ma il vero “diamante” è quello che si cela oltre la soglia di questo edificio: la Biblioteca Ambrosiana  che il colto Federico Borromeo volle erigere nella sua Milano. Proprio lui, il cardinale che è elegantemente rappresentato nella statua a lato dell’ingresso.

Nel 1609, il Borromeo aveva voluto erigere la Biblioteca per creare un modernissimo tempio della cultura. Libri disposti sugli scaffali (e non incatenati sui tavoli, come nelle altre biblioteche di quell’epoca); carta, penna e inchiostro forniti gratuitamente e poi innovativi comfort, come le pedane in legno per contrastare il freddo del pavimento e un getto d’acqua che, in estate, rinfrescava gli studenti, con spruzzi che uscivano scherzosamente da una palma in rame posta nel giardinetto. Una modernissima biblioteca pubblica, seconda in Europa dopo quella di Oxford del 1602!

Ma per chi veniva colto a sottrarre uno dei preziosi volumi della biblioteca, la punizione severissima era addirittura la scomunica papale! Monito che Federico aveva voluto sottolineare con due lapidi in italiano e in latino murate nel piccolo ambiente che un tempo era l’ingresso della Biblioteca e che oggi ne è l’uscita (su piazza San Sepolcro).

Nell’Ambrosiana oltre al celeberrimo Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, dono del conte Arconati, erano infatti raccolti volumi eccezionali, come l’Ilias Picta (V secolo); un’antichissima Bibbia in ebraico, il Virgilio con annotazioni di Petrarca e miniato da Simone Martini; gli scritti di San Carlo. E un famoso carteggio di lettere tra Pietro Bembo e Lucrezia Borgia da cui proviene la ciocca bionda che incantò Lord Byron e D’Annunzio e che oggi è esposta tra le sale della Pinacoteca.

Biblioteca Ambrosiana
Ingresso dalla Pinacoteca Ambrosiana, piazza Pio XI, 2 (uscita su piazza San Sepolcro)
Orario della Pinacoteca: martedì-domenica 10.00-18.00 (ultimo accesso: 17,30)
www.ambrosiana.it 

 

Print Friendly

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

« »