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LA BASILICA DI GALLIANO E LA MADONNINA DI SAN PAOLO A CANTÙ

30 settembre 2015 •

La Basilica di San Vincenzo con il Battistero, Galliano

La navata fantasma e l’oratorio dipinto

Descrizione itinerario  100KM__Icona_Castelli 

100KM Mappa Galliano

Brianza terra di sorprese, con il suo verde e le sue bellissime ville, ma anche con molto altro. Una terra ricca di storia e di arte disseminata di meraviglie, quasi mai ostentate, che si susseguono tra i suoi colli, dietro ogni angolo, quasi in ogni paese. Un paesaggio a tratti disarmante, per la presenza insistente di stabilimenti, che stranamente convivono con l’arte delle sue chiese, dei suoi piccoli oratori. Il nostro itinerario fuori porta vi conduce nel cuore di questa Brianza. Per vedere due luoghi del tutto inaspettati accomunati dal fil rouge della bellezza. Vi portiamo alla Basilica romanica di Galliano e in un piccolo insospettabile oratorio di Cantù.

La chiesa sopra il colle

Isolata sopra un colle che domina la Brianza, la Basilica di San Vincenzo a Galliano sembra vegliare quel nugolo di case che si stringono ai suoi piedi. Ci si arriva dalla strada provinciale e lei è lì, semplice, austera, rassicurante presenza che sembra avere la calma certezza che prima o poi vi entreremo. Il prato verde che la anticipa fa da contrasto con le sue pietre grigie e la Basilica appare quasi spoglia nella sua nuda semplicità. Eppure, insieme al Battistero di San Giovanni che si erge al suo fianco, quello di Galliano è uno dei più importanti complessi di età ottoniana dell’Italia settentrionale, vicino per importanza a quello non lontano di Arsago Seprio.

Dalle stelle alle… stalle

La basilica attuale risale al X secolo, ma ingloba pochi resti di un precedente edificio risalente alla seconda metà del V secolo, quando fu eretto per il culto di San Vicenzo di Saragozza, martire del III-IV secolo. Agli inizi del XI secolo quell’Ariberto d’Intimiano che sarà poi il grande arcivescovo di Milano, figlio di una importante famiglia locale, ne divenne il custode. Fu lui a dare alla chiesa la veste odierna, intervenendo sulla facciata, sul presbiterio e sulla navata ornata da affreschi. Con la consacrazione del 1007, si aprì un periodo florido di donazioni e lasciti, che la vide divenire sede del Capitolo Canonicale. Ma quello splendore iniziò a tramontare nel XVI secolo, tanto che nel 1584 San Carlo spostò il Capitolo a Cantù, inaugurando il declino di Galliano. Venduta nel 1801 a privati, fu adibita senza tanti riguardi a uso colonico, con stanze, fienili e una stalla, poiché definita “né un capo d’opera, né un monumento d’arte”. Tornò ad essere un tempio venerato solo cent’anni più tardi, quando il Comune, dopo l’acquisto avviò i restauri nel 1975.

La navata mancante

Proprio a questa serie di usi impropri, la chiesa deve la sua stranezza: una parete in vetro oggi infatti la chiude sul lato sud, al posto di quella navatella di cui è rimasta solo la traccia nell’erba. La chiesa così mutilata muta completamente i rapporti di luce propri degli edifici romanici, eppure la penombra che avvolge comunque le navate non smette di suscitare fascino e raccoglimento, sotto lo sguardo di quei Santi che oggi appaiono sbiadite ombre. Spicca tra questi un gigantesco San Cristoforo che occupa la parete destra. Sono invece ancora leggibili le figure sull’ambone e sopra l’ingresso laterale che racchiude la scalinata centrale: toro e leone che simboleggiano gli Evangelisti Luca e Marco sull’Ambone e una Madonna fra i Santi sull’altro lato (fine del XIII secolo).

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