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Il Naviglio della Martesana, una storia lunga sei secoli

8 luglio 2017 •

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È un canale navigabile costruito nel Quattrocento per collegare l’Adda a Milano. Oggi la sua sponda è percorribile in bicicletta, tra ville, chiese, ponti, paesi e splendide campagne.

Il naviglio della Martesana

Il primo progetto del naviglio della Martesana risale alla metà del Quattrocento: doveva servire ad alimentare le pale di una quindicina di mulini della regione, sfruttando l’acqua dell’Adda. Venne sottoposto a Filippo Maria Visconti, ultimo signore della dinastia che governò il ducato di Milano fino al 1447, che ne intuì subito le potenzialità, ma fu solo con gli Sforza, succeduti al Visconti, che il progetto si delineò nelle sue potenzialità: creare una via navigabile da Lecco a Milano, e non solo… Le acque dell’Adda sarebbero arrivate nel cuore della città con il nuovo canale, per poi entrare nella Cerchia dei Navigli e proseguire, lungo il Naviglio Grande, verso il Ticino e quindi, attraverso il Po, fino al mare. Era un’idea ambiziosa, che si realizzò solo molto più tardi. Fu Francesco Sforza, nuovo signore di Milano, ad avviare lo scavo che portò le acque dell’Adda sino alla Cassina de’ Pomm, nel 1471. Quindi Ludovico il Moro operò il collegamento con la Cerchia dei Navigli, nel 1496.

Il governo delle acque lombardo

Il Naviglio della Martesana va pensato in un contesto molto più ampio di fiumi, navigli, canali, rogge. Fernand Braudel, uno dei più grandi storici del Novecento, ha definito la Lombardia “il miglior esempio della conquista delle pianure da parte degli uomini”. Il sistema di governo delle acque lombardo è stato (ed è tuttora) un caso unico al mondo, sia per dimensioni che per complessità. Nell’Ottocento gli ingegneri idraulici di tutta Europa venivano a studiarlo, per capire come erano stati risolti i molti problemi di dislivelli, flussi, portate. Erano stati necessari secoli di duro lavoro, che avevano coinvolto grandi ingegni, tra i quali Filarete, Bertola da Novate e Leonardo da Vinci.

Campi, mulini e barconi

“Il Martesana”, come viene chiamato oggi, aveva tre funzioni: portava acqua ai campi coltivati, azionava le pale dei mulini e, soprattutto, costituiva una via navigabile ideale. Per secoli le sue acque furono solcate da barconi che trasportavano, in entrambe le direzioni, uomini, animali e merci di ogni genere. Seguendo la corrente un barcone poteva collegare Lecco a Milano in una giornata, tempi impensabili per i trasporti via terra, con il traino di buoi o cavalli su strade di acciottolato. Una lunga sequenza de L’albero degli zoccoli, di Ermanno Olmi, rende perfettamente quell’atmosfera. Lungo le rive del Martesana, come su quelle del Naviglio Grande, vennero costruite molte dimore patrizie, “ville di delizia” dove le famiglie nobili trascorrevano la villeggiatura. Tutto quel mondo scomparve rapidamente con l’avvento dei motori: i camion erano molto più veloci e convenienti dei barconi…

 

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In bici sulla Martesana, da Cassina de Pecchi all’Adda

 

 

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