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Il Memoriale della Shoah

27 gennaio 2017 •

Perché lo consigliamo

Perché è un luogo imprescindibile. Dove conoscere il nostro passato. E perché, come dice Ferruccio de Bortoli, presidente della Fondazione Memoriale della Shoah, “la memoria è un dovere morale”.

Come arrivarci

Il Memoriale della Shoah si trova lungo i binari della Stazione Centrale di Milano, sulla via Ferrante Aporti, ribattezzata in corrispondenza dell’ingresso del Memoriale piazza E. J. Safra. Si raggiunge comodamente con le linee MM2 e MM3 (Centrale) e MM2 (Caiazzo), oltre che con il filobus 90-91, 92.

Corriere testata 1938

 

Sette gallette per sette giorni: Milano-Auschwitz sola andata

Cominciava così, con la distribuzione di razioni alimentari contate, il viaggio con cui gli Ebrei venivano deportati verso quell’ultima sinistra destinazione. Un viaggio che prima ancora che sottrarre vita, mirava a sottrarre dignità di esseri umani. Pochi vagoni merci, stipati dentro in 80 persone, nello spazio pensato per trasportare solo 8 cavalli, per sopravvivere al freddo di quell’inverno di guerra tra il 1943 e il 1944, per racchiudere l’angoscia del futuro immediato, senza bagno, senza coperte.

Spazio buono appena per la preghiera.

Del Memoriale della Shoah, che dal 27 gennaio 2013 è aperto al pubblico in piazza Safra a Milano, questa è forse una delle cose più cariche di emozione, più forti che si respirano, attraverso le parole delle guide e attraverso un allestimento buio, inquietante, dove la cruda realtà dei pochi “oggetti” esposti (in sostanza i vagoni), si mescola con date, immagini, video, racconti e testimonianze accomunate da un unico desiderio: quello di ricordare.

E di superare l’Indifferenza che ha permesso la Shoah. L’Indifferenza che, sotto forma di grandi caratteri è letteralmente incisa nel muro che divide lo spazio della libertà, la luce che inonda la via Ferrante Aporti, da quello dell’interno, del “non-visibile” dove tutto si compiva. Non l’uccisione fisica, ma prima di questa, l’uccisione morale dei deportati che a calci, pugni e latrati dei cani veniva strappata a chi su quei convogli piombati saliva, con sopra stampata la scritta “stück”, parola che in tedesco significa semplicemente “pezzo”. Una neanche tanto sottile legittimazione del carico, davanti a quel cartello sfrontatamente lasciato a vista, “Vietato Trasporto Persone”. Cartello che ancora è visibile dove si trova il montacarichi ferroviario con cui i vagoni venivano innalzati dal ventre nascosto dei magazzini ferroviari fino al piano del ferro.

In sostanza, da dove cioè noi oggi partiamo con le nostre valigie per i luoghi di villeggiatura.

Fu la Shoah, termine preferibile a Olocausto, che nella lontana origine greca del termine allude a un sacrificio in nome di un dio.

Fu un massacro reso legale dalle Leggi Razziali del 1938, approvate dal Consiglio dei Ministri e firmate anche dal re.

Fu una pagina di storia tutta milanese ritagliata nella più ampia storia della Seconda Guerra Mondiale, che vide protagoniste 774 persone i cui nomi sono ricordati nel Muro dei Nomi del Memoriale: il carico umano diretto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau da cui tornarono soltanto in 27.

 


Memoriale della Shoah
Piazza Edmond J. Safra 1 (già via Ferrante Aporti)
Aperto per visitatori singoli ogni lunedì dalle 10 alle 20. Visita guidata alle 18,30

www.memorialeshoah.it

 

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