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IL GIARDINO GLACIALE DEGLI ORRIDI DI URIEZZO

2 agosto 2016 •

01 URIEZZO

Nel ventre della montagna, sulle tracce di antichi ghiacciai

Descrizione itinerario  100KM__Icona_Terra

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Siamo un po’ oltre i 100km, ma per questa gita fuori porta facciamo un’eccezione per due ragioni: il tempo per arrivarci è meno di quanto ci si aspetti, forse per la rete stradale efficiente e forse per il traffico relativo. E poi, perché la bellezza di questi luoghi è davvero sorprendente. Il che significa, poca folla e costi praticamente nulli. Una meta magnifica, accessibile praticamente tutto l’anno e alla portata di tutti, grandi e piccini: altro che Gardaland!

Puntiamo nella Valle Antigorio, sopra Domodossola, a Premia, dove si concentrano orridi spettacolari e, nel breve spazio di una facile passeggiata, altri fenomeni erosivi magnifici, dalla parete di Balmafredda, alle Marmitte dei Giganti sul Toce: un tassello di storia geologica delle Alpi che vi lascerà senza fiato. E poi c’è Baceno, con la sua chiesa interamente affrescata. E poi ci sono i monti intorno, come l’Alpe Devero, e anche un po’ di folclore, con le belle case dei Walser, in una valle che è punto di congiunzione tra questa cultura germanica e quella latina delle nostre parti.

La Valle Antigorio, “fra le vallate primissime per bellezza”

Così fu definita la Valle Antigorio, in una Guida dell’Ossola del 1908: a metà strada fra Prealpi e Alpi. Nella foglia d’acero che l’Ossola ha scelto come propria sagoma, questa valle corre lungo la nervatura centrale, scavata dal corso del Toce. Assai meno nota della Val Formazza, che si apre poco più a nord, con la celebre Cascata del Toce, la Valle Antigorio si snoda in un tratto più basso del fiume, sovrastata dal Monte Gorio (2593m) che le dà il nome. Da Domodossola giunge a comprendere i tre centri di Crodo, Baceno (da cui si accede alla Valle di Devero) e Premia. Se Crodo 100km_PEDIA è famosa come centro termale e per la bevanda a cui dà il nome (chi non conosce il Crodino?), a colpire, anche senza i ghiacciai o le vette ardite della Val Formazza, è senz’altro la bellezza della natura di questa porzione delle Alpi Lepontine, distesa tra il San Gottardo e il Lago Maggiore. E proprio le acque, termali e non, sono le artefici di uno degli spettacoli più stupefacenti delle Alpi: i numerosi orridi che nel tempo hanno inciso e modellato queste rocce in profondità, formando quello che oggi prende il nome di Giardino Glaciale degli Orridi di Uriezzo.

L’impressionante parete di arrampicata di Balmafredda

Si parte da Premia, da dove, deviando verso Crego e Uriezzo si accede a Balmafredda. Questa profonda gola intaglia il Sasso di Premia, un imponente balzo di roccia ricavato dal lento lavoro dell’acqua, che divide Alta e Bassa Valle Antigorio e anticipa quello che la valle promette. Oggi Balmafredda è nota più agli sportivi che ai turisti, per l’altezza vertiginosa e la verticalità che ne fanno un’ideale palestra di arrampicata. Ma la sua compatta parete granitica è una testimonianza geologica dello scavo operato dal grande ghiacciaio del Toce, che occupava le Valli Antigorio e  Devero nell’ultima glaciazione (“Wurm”), conclusa circa 15.000 anni fa. Ai suoi piedi, la distesa di prati e coltivi poggia infatti non su un fondo roccioso, bensì su un vasto deposito alluvionale, frutto del ritiro del ghiacciaio.

Gli Orridi: la sorprendente forza dell’acqua

Da Balmafredda, una breve deviazione verso sinistra per Crego conduce al ponte stradale sul Toce che si apre sull’imponente Orrido di Arvera. Ritornando a Balmafredda si prosegue sulla strada (per Uriezzo) fino al parcheggio presso il piccolo oratorio di Santa Lucia, punto di partenza della passeggiata a piedi. La strada, sterrata ma in piano, si alunga in un punto aperto della valle dove qua e là può capitare di scorgere sui rami degli alberi i grumi del vischio. Una piccola zona a coltivo  anticipa la presenza umana, con alcune case tipiche in legno e pietra che un tempo radunavano sotto lo stesso tetto stalle e abitazioni. I primi orridi di Uriezzo si trovano intorno a questo gruppo di case: l’Orrido Ovest, formato da due tronconi distinti e l’Orrido Nord Est che sprofonda nel terreno di una decina di metri. Con una lunghezza di circa 100 metri, quest’Orrido, in alcuni punti molto stretto, può degnamente introdurre un’escursione montana sui generis. Gli orridi sono spaccature nel terreno, spesso molto profonde, generate da torrenti impetuosi che, raccogliendo le acque di scioglimento dei ghiacciai e quelle meteoriche, scorrono nel sottosuolo. Si forma così una rete idrica sotterranea con salti e cascatelle, con una notevole capacità di erosione dovuta sia alla potenza dell’acqua, che al trasporto di detriti. Sono questi che, per effetto del turbinio vorticoso delle acque, scavano e modellano le pareti rocciose  del crepaccio, dando vita a conformazioni tipiche molto suggestive.

L’Orrido Sud: opera d’arte scolpita dalla natura

Una deviazione poco sotto Uriezzo conduce in pochi minuti all’Orrido di Balmasurda, visibile dal Ponte che lo sovrasta. Il Toce scorre sul fondo non lo rende percorribile come gli altri, tuttavia la natura ancora… vitale di questa forra permette di cogliere meglio il fenomeno che è all’origine del Giardino Glaciale di Uriezzo. Tornando sulla strada e proseguendo in discesa (come da segnaletica), si raggiunge lo spettacolare Orrido Sud. L’appellativo di Tomba di Uriezzo è giustificato dalle dimensioni: 200m di lunghezza e una profondità tra i 20 e i 30m che richiedono l’uso di scale per superare i dislivelli! Le sue pareti sono scolpite da nicchie arrotondate, striature profonde che incidono e plasmano la montagna come fosse di creta, dando vita a uno scenario veramente magnifico. La penombra che avvolge lo stretto cunicolo è appena rischiarata dalla sottile e rassicurante falce di cielo che appare in alto, ombreggiata dalla vegetazione di superficie, tenacemente aggrappata ai lembi della spaccatura del terreno. L’effetto è di grande suggestione, amplificata anche dal fatto di poter camminare dove l’acqua scorreva impetuosa prima che il suo corso si ritirasse.

La Cupola di Verampio: il livello Zero delle Alpi

Affiora solo qui in tutto l’arco alpino: è quello che i geologi considerano il livello “Zero” delle Alpi e che fenomeni geologici millenari hanno portato alla luce a Verampio. La sua lettura si basa sulla teoria di interpretazione della struttura dell’arco alpino occidentale, formulata anche grazie agi scavi compiuti per il Traforo del Sempione (1898-1906).  Ma occorre un passo indietro… a circa 50 milioni di anni fa, quando, con la deriva di Africa ed Europa, si colmò l’oceano che le separava (Tetide), dando il via al sollevamento delle Alpi. Lo scontro comportò una profonda deformazione e il formarsi di grandi, immense corrugazioni (le Falde di ricoprimento) costituite da rocce granitiche alternate a strati di rocce sedimentarie oceaniche. Con il profondo scavo operato dai ghiacciai, in Valle Antigorio è emersa una porzione di quel primo strato roccioso (gneiss) su cui le grandi pieghe che formano le Alpi si sono adagiate: l’elemento “0” appunto. Una “finestra tettonica” nel tempo che spiega l’origine della Cupola di Verampio 100km_PEDIA, così detta per la sua forma arrotondata. Questa impressionante meraviglia si scorge dal ponte escursionistico di Maiesso, che si raggiunge continuando sul sentiero oltre l’Orrido Sud, in direzione di Crego. In questo punto il Toce (che in Valle Antigorio compie un salto di ben 160 metri complessivi!) genera vortici impetuosi e molto pericolosi che formano numerose anse e conche. Sono le Marmitte di Maiesso, che la tradizione popolare ha attribuito a misteriosi giganti per la loro dimensione e sono, ve lo assicuriamo, uno spettacolo che ipnotizza…

A Baceno, prima di rientrare

Per completare la giornata non si può dimenticare Baceno. Qui l’emozione è data non dalla natura, ma dall’opera dell’uomo. Stiamo parlando della Parrocchiale di San Gaudenzio, sorta nel X secolo su uno sperone di roccia, nel quale si possono riconoscere le inclusioni di granati rossi con cui i valligiani creavano gioielli per le loro donne. Considerata una delle più belle delle Alpi, la chiesa fu più volte ampliata fino a raggiungere la dimensione attuale. Ma sono i suoi affreschi la cosa che più colpisce, come il San Cristoforo che compare sulla facciata, protettore dei viandanti e dei mercanti che qui transitavano da e verso la Svizzera e come quelli ricchissimi dell’interno. In particolare la volta dell’abside con il Padre Eterno, gli Evangelisti e l’Assunzione della Vergine e, sulla parete destra, la possente Crocifissione. A lato di questa, si trova uno sdegnoso Adamo a cui Eva porge la mela del peccato. Dipinto con una certa verve perché fosse più efficace per i fedeli locali (basta guardare il serpente con il volto di donna!), questo affresco costituisce il nesso teologico fra il Peccato Originale e il sacrificio del Cristo, ma poichè ritenuto chiaramente impudico, fu col tempo danneggiato in modo da nascondere le nudità dei progenitori! Nell’absidiola di destra, si trova infine una bellissima Adorazione dei Magi sotto alla quale sono stati dipinti ex voto a forma di braccia, gambe, mani, piedi, occhi, animali, segno evidente di una devozione popolare molto viva.

 

 

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