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Il Giardino del Tempo nel Parco del Portello

29 maggio 2015 •

Giardinoi nel Tempo - Parco del Portello

Una ziggurat nostrana (da poco adorna di una spirale di lucine) si erge lungo la circonvallazione di viale Serra. Un landmark ormai riconoscibile per tutti i Milanesi, ma anche per chi entra in città, diretto alla ex Fiera lungo via Scarampo. Tutti conoscono quel “pan di zucchero” cresciuto a dismisura all’improvviso, al posto dei vetusti eppur gloriosi capannoni di una delle fabbriche mito di Milano: l’Alfa Romeo del Portello.

Dal 2005 al suo posto sono infatti sorte case e palazzate, uffici e centri commerciali e nel cuore dell’area un parco di 60.000 metri quadrati firmato da Charles Jencks e Andreas Kipar.

Più che un parco, questo nuovo polmone verde pare una scultura tinta di verde e di rosso, con un gioco di terre rilevate: un omaggio al vicino Monte Stella a cui il nuovo parco si collega con una passerella ribattezzata, per le sue costole, “schiena di dinosauro”. Due colline aguzze racchiudono un laghetto (o meglio un patinoire), giochi per bimbi e una lunghissima panchina che invoglia alla sosta, al riparo dal traffico e dal rumore delle vie intorno.

Strano… perché questo parco è fatto sì per socializzare, ma anche per meditare! La collina Helix (la “ziggurat”), come un nuovo “Pozzo di San Patrizio” ha infatti una rampa per salire e una per scendere. Unico punto di incontro per chi sale e chi scende: il microscopico belvedere in cima alla collina, che con due sguardi fotografa tutta la città.

Chi al parco ci va a correre raddoppia la fatica con un percorso che si inerpica sul crinale delle due colline. E’ largo poco più di un metro: giusto appena per meditabonde scarpinate in solitaria. Due siepi lo racchiudono, una verde e una di Berberis rosso, inseguendosi come per riproporre le curve di uno dei circuiti su cui vinsero le mitiche Alfa.

Più in là, verso il Don Gnocchi, il Parco sembra precipitare improvvisamente sulla strada. È qui che si apre un piccolo angolo di pace, verdissimo e fiorito e del tutto inatteso. Si tratta del giardino del tempo, quasi uno scherzo degli architetti che si ispira più ai giardini cinquecenteschi di Bomarzo, che ai parchi del ventunesimo secolo. Qui non circolano palloni, non ci sono scivoli né altalene, ma passeggini sì e coppiette che vagano insieme ai canuti pazienti del vicino ospedale.

Nel centro del giardino c’è una strada che è anche una mappa: un viaggio nel tempo scandito dall’alternarsi del giorno e della notte, simbolicamente rappresentati da 365 mattonelle bianconere. Un tempo lineare che è anche il tempo della storia della vita. Il tempo scandito dal battito del cuore, ritmico e ripetuto eppure mai uguale, che si disvela sotto i piedi con rebus, conchiglie e strani oggetti (persino delle cerniere!) inglobati nel cemento.

E poi c’è il tempo circolare, quello della Terra che ruota su se stessa e intorno al sole, quello ciclico delle stagioni che il giardino racconta nelle aiuole tonde fatte di bosso e di Mahonia, fiorita di giallo in inverno, di Azalee fucsia in primavera, di Choisya bianca in estate e di blu Ceanothus autunnali. Un tempo da assaporare, tra i profumi delle rose e quelli della lavanda. Un tempo per meditare e per ritornare.

Un tempo che si conta sulle curve di una spirale, proprio come quella che simboleggia la vita stessa, ovvero il DNA. La stessa spirale che domina dall’alto del “pan di zucchero”.

Minigallery

 

Informazioni pratiche

100Km_waypoint Parco del Portello

Viale Serra, via De Gasperi, via don L. Palazzolo

 

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