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Gavi, La difesa del castello

19 settembre 2014 •

Piccolo vocabolario di arte militare

100Km_Focuson Forte di Gavi, la garitta del Bastione di San TommasoBaluardi, garitta, scarpa, caditoie: parole che tutti facilmente assegnano all’architettura militare, ma esattamente… cosa sono? La difesa di un castello passa attraverso i suoi armati: contributo indispensabile per la buona riuscita dell’impresa di arginare nemici invadenti. Ma a loro supporto l’arte della guerra ha prodotto oltre a terribili armi, anche un’innumerevole serie di stratagemmi da impiegare nel progetto di una fortezza. Oltre al ponte levatoio, carraio o pedonale, che si alzava in caso di attacco, isolando il castello, un elemento tipico dell’architettura militare è la scarpa: quella parte inclinata alla base delle mura, creata sia come rinforzo delle mura stesse, sia per restituire al mittente le palle di un cannone. Finestre piccole, quando non sottili feritoie, servivano, così come le merlature, a consentire alle guardie di colpire il nemico restando più possibile protette. E, in caso di necessità dal cammino di ronda posto in cima alle mura, i soldati potevano sfruttare la difesa piombante: ovvero aprire botole da cui versare pietre, olio bollente o piombo fuso sui nemici che scalavano le mura: ecco perchè queste botole si chiamano caditoie! La cortina muraria (muraglione di difesa) era sorvegliata dai soldati di stanza sul baluardo, una struttura in muratura di forma poligonale che, sporgendo dalle mura, permetteva di colpire da dietro il nemico ormai vicino. La garitta, che a Gavi segna la punta di alcuni baluardi era la postazione protetta di una guardia, con piccole finestrine di avvistamento. Infine il mastio (o maschio) costituisce in una fortezza la parte più interna, quella meglio difesa, generalmente protetta da una torre dove risiede il castellano.
100Km_Arrow_Back GAVI: IL FORTE TRA I VIGNETI

 

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