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Cripta di San Giovanni in Conca

9 gennaio 2016 •

Perché ci piace

Perché è un luogo poco conosciuto, che rivela una Milano nascosta sotto i nostri piedi. Insospettabile. E perché quello che appare in superficie come un esempio di scempio di un monumento storico, si mostra invece, nella sua cripta, come un luogo di potente suggestione.

Come arrivarci

La Cripta di San Giovanni in Conca si trova a Milano in piazza Missori, a due passi dal Duomo. Da raggiungere comoda comoda con la omonima fermata della MM3.

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La Cripta della chiesa di San Giovanni in Conca è uno dei rari esempi rimasti a Milano di ambiente ipogeo di epoca romanica. Grazie ai Volontari del Touring Club, torna ad essere un luogo monumentale aperto al pubblico.

La piazza da cui si accede alla Cripta è oggi un nodo nevralgico del traffico della città, ricavata con i vasti sventramenti che il Regime apportò nel cuore di Milano. L’Hotel Cavalieri da un lato, l’edificio dell’INPS di M. Piacentini (1931) dall’altro e, alle spalle la cortina di palazzi che conducono a piazza Diaz e in via Larga dominano questo spazio. Di “storico”, solo la seicentesca fiancata in rossi mattoni del Collegio barnabitico di Sant’Alessandro e il titolare della piazza: quel patriota garibaldino Giuseppe Missori che R. Ripamonti modellò in un monumento nel 1916. E che si meritò l’appellativo di “Cavallo Stanco”, per il muso abbassato in vece dell’impennata, per esempio, del vicino di piazza (Duomo) Vittorio Emanuele II. Al centro di questo slargo, una quinta muraria in mattoni forata da qualche monofora e da un giro di arcatelle aperte sul cielo è ciò che rimane della antica chiesa di San Giovanni in Conca. La pallida traccia di quella che fu una delle più importanti chiese di Milano.

Il primo nucleo risalirebbe al V-VI secolo: di questo restano poche tracce. Ma a questa prima fase costruttiva potrebbe risalire già la titolazione all’Evangelista Giovanni e l’appellativo che ne accompagna il nome: la “conca”, che poteva corrispondere a un avvallamento del terreno in questa zona della città romana. Nell’XI secolo un primo rifacimento cui seguì, dopo il Barbarossa, un’ulteriore ricostruzione nel XIII secolo. Ma la celebrità della chiesa si deve a Bernabò Visconti che ne fece la cappella palatina, luogo della propria sepoltura. Un monumento equestre di proporzioni enormi che Bonino da Campione eseguì nel 1385 per l’abside. Lo si ammira oggi nel Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco. Alla moglie Regina della Scala fu invece riservato un monumento più modesto, per la cripta. Sconsacrata nel primo Ottocento, la chiesa fu magazzino di carri ma subì il più grave oltraggio quando, nel 1877, per aprire l’attuale via Mazzini, la navata della chiesa fu scorciata, riapplicando la facciata originaria quasi a ridosso dell’abside. Cripta e pochi lacerti di muratura absidale sopravvissero ad un’ulteriore mutilazione, dopo la Seconda Guerra Mondiale, per permettere a veicoli e tram di scorrere.

E la facciata? Scomposta e ricomposta come un Lego, è ora visibile su via Francesco Sforza, per la Chiesa Valdese. In una nicchia della facciata vi si trovava il busto di San Giovanni nel calderone di olio bollente in cui fu martirizzato dall’imperatore Domiziano e di cui, secondo la leggenda, il santo non patì dolore.

La Cripta, accessibile da pochi gradini sul retro dell’abside, è ampia e ben conservata. Una selva di colonnine cilindriche con capitelli a foglie (tutti di reimpiego), la divide in sette navatelle coperte da voltine a crociera, tipiche nella bicromia lombarda bianca e rossa. Negli spazi suggestivi di questo inaspettato scrigno sotterraneo, sono custodite una porzione di un pavimento in opus sectile bianconero, di marmo bianco e basalto, unico resto della basilica paleocristiana. Mentre la presenza di alcune opere marmoree del III-IV secolo è da ricondurre all’antica Mediolanum di epoca imperiale. L’attuale corso di Porta Romana che parte da piazza Missori costituiva infatti una delle principali radiali in uscita dalla città. Data la direzione verso Roma, la via fu arricchita da un lungo portico che toccava anche la chiesa paleocristiana di San Nazaro Maggiore (Basilica Apostolorum).

Una curiosità: nei pressi della chiesa, sorgeva la Ca’ di Can: il palazzo nel quale Bernabò aveva radunato i suoi 5.000 mastini al cui mantenimento tutti i cittadini dovevano provvedere. Tanto cari al Visconti al punto che chiunque fosse stato trovato a maltrattare questi animali veniva punito dal crudele signore con l’amputazione di mani, piedi, naso o…. Naturalmente in proporzione all’oltraggio inferto al cane.
Forse per questo in certe zone della Bassa, come imprecazione dialettale si sente ancora dire “Can de la Bissa” (ovvero del Biscione, emblema visconteo)!


Cripta di San Giovanni in Conca

Via Albricci 4
Aperta da martedì a domenica dalle 9,30 alle 17,30
www.touringclub.it

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