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CRESPI D’ADDA, TRA FEUDO E VILLAGGIO OPERAIO

26 marzo 2015 •

Casette, villette e ville…

Il lungo viale che attraversa il villaggio costeggia la fabbrica, a destra, e le abitazioni, a sinistra. Queste sono di tre tipologie: le case operaie, di cui alcune unifamiliari, alcune bifamiliari, tutte circondate dagli orticelli. Il secondo gruppo è quello delle villette degli impiegati, in una distinzione e gerarchizzazione delle classi sociali che permeava tutto il villaggio fin dal suo concepimento. Queste seconde furono tuttavia edificate in una seconda fase, e le loro forme asimmetriche, i diversi materiali, le balconature e gli ornamenti le distinguono nettamente dalle abitazioni per gli operai. Infine le ville per i dirigenti, riservate alle poche famiglie che avevano un ruolo di primo piano nella fabbrica ed erano a contatto diretto con i Crespi: tardo stile Liberty, richiami ai cottage inglesi, portici a colonne binate, terrazze con giardini pensili, fregi, ornamenti, grandi giardini. Ogni dettaglio del villaggio fu curato personalmente da Silvio Crespi, non solo nella struttura ma anche nell’organizzazione della vita sociale, alla quale la prima era rigorosamente funzionale. Le sue parole ad un convegno internazionale di industriali, tenutosi a Milano nel 1984, rivelano perfettamente i suoi intenti: «…Ultimata la giornata di lavoro, l’operaio deve rientrare con piacere sotto il suo tetto: curi dunque l’imprenditore che egli vi si trovi comodo, tranquillo e in pace; adoperi ogni mezzo per fare germogliare nel cuore di lui l’affezione, l’amore alla casa […] La casa operaia modello deve contenere una sola famiglia ed essere circondata da un piccolo orto, separata da ogni comunione con altri […] I più bei momenti della giornata sono per l’industriale previdente quelli in cui vede i robusti bambini dei suoi operai scorrazzare per fioriti giardini, correndo incontro ai padri che tornano contenti dal lavoro; sono quelli in cui vede l’operaio svagarsi a ornare il campicello o la casa linda e ordinata: sono quelli in cui scopre un idillio o un quadro di domestica felicità; in cui fra l’occhio del padrone e quello del dipendente corre un raggio di simpatia, di fratellanza schietta e sincera».

Il cimitero, ultimo feudo

Il luogo che completa necessariamente la visita è il cimitero. Si trova in fondo la viale centrale, leggermente distaccato dal resto del villaggio. Qui l’imponente mausoleo della famiglia Crespi sovrasta le tombe dei dipendenti: il padrone è circondato, anche dopo la morte, dai suoi operai. Il mausoleo è un bel monumento funebre, opera di Gaetano Moretti, l’architetto che progettò, tra i molti altri, i sepolcri dei Fontana e dei Casati al Monumentale di Milano. È un blocco a gradoni compatto in calcestruzzo, dal quale si staccano e prendono vita cementi modellati in stile liberty, coronato da grandi statue allegoriche. È molto interessante fare un giro tra le tombe, in cui spesso si possono cogliere riferimenti al lavoro, alla fabbrica, alla tessitura, nei bassorilievi e nei fregi ma anche nelle iscrizioni, come ad esempio «Forte e instancabile lavoratore» o «Maestro nell’arte sua». Lungo i muri di cinta potete vedere le tombe più complesse, dove sono sepolti i capi e gli impiegati.

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One Response to CRESPI D’ADDA, TRA FEUDO E VILLAGGIO OPERAIO

  1. andrea scrive:

    grazie. ottimo consiglio. ci sono stato domenica scorsa, una bella giornata invernale di sole. Una bella passeggiata “in un altro tempo”.

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