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CRESPI D’ADDA, TRA FEUDO E VILLAGGIO OPERAIO

26 marzo 2015 •

L'ingresso della cotoniera (© Mario Donadoni)

La fabbrica totale, patrimonio dell’Umanità Unesco

Descrizione itinerario   100km_Icona_Lowcost_OK

Tra i villaggi operai realizzati in tutta Europa, tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, Crespi d’Adda è un caso unico. A partire dal nome: è l’unico che ha preso il nome dei suoi ideatori e costruttori, i padroni della fabbrica intorno alla quale è sorto, i Crespi. È inoltre l’unico villaggio rimasto integro, così come fu progettato, a partire dal 1878, con le sole modifiche apportate da Silvio Crespi nel 1925. Infine è il più completo: a Crespi c’era tutto, dall’asilo al cimitero. Ci si nasceva, ci si viveva, ci si lavorava e ci si rimaneva, anche dopo la morte, secondo un disegno preciso voluto prima da Benigno Crespi e poi, soprattutto, dal figlio Silvio. La vita dell’operario era programmata e controllata dalla nascita alla morte, in un progetto definito, in un noto libro, “fabbrica totale”. Per questa sua integrità, favorita innanzitutto da una collocazione geografica che lo ha preservato da espansioni, contaminazioni o inglobamenti, Crespi d’Adda è stato riconosciuto dall’Unesco come sito Patrimonio dell’Umanità100Km_Focuson. Crespi d’Adda, al di là dell’interesse storico o architettonico, è un luogo piacevole per una gita da mezza giornata. Passeggiando lungo il viale che costeggia la grande fabbrica, la cotoniera, o tra le vie lungo le quali sorgono le casette operaie, le villette degli impiegati o le ville dei dirigenti, si ha la sensazione di trovarsi in un altro mondo, in un luogo quasi astratto. Le architetture, dalle forme ai materiali, richiamano quelle della Francia o dell’Inghilterra della prima Rivoluzione Industriale, che Silvio Crespi aveva conosciuto bene. Ci era stato, infatti, a lavorare come operaio e come impiegato, prima di tornare all’azienda di famiglia, come era in uso a quei tempi. A Crespi, ancor oggi abitato, sebbene la fabbrica non sia più produttiva, tutto è rimasto intatto, come era cento anni fa.

L’Adda, fonte preziosa di energia

Il villaggio sorge sulle rive dell’Adda, nei pressi di Trezzo. La zona era stata scelta, dai Crespi come da altri industriali tessili della zona, per la presenza del fiume, che forniva forza motrice per le turbine delle fabbriche e delle centrali elettriche (si veda il nostro itinerario Fiume Adda, l’incredibile potenza dell’acqua). Le campagne circostanti assicuravano abbondanza di manodopera, attratta dalla prospettiva di guadagno sicuro e da condizioni di vita migliori.

Passeggiando per Crespi

Appena entrati nel villaggio, la prima cosa che si vede, sulla destra, sono i palasöč (i palazzotti), i primi edifici costruiti per ospitare le maestranze residenziali di Crespi. Sono edifici semplici, che presentano già alcune caratteristiche costruttive che diverranno elementi ricorrenti nel villaggio: primo tra tutti il cotto, sia materiale da costruzione che elemento decorativo. Dietro i palazzotti è ben visibile la residenza di Crespi, il castello in stile neogotico terminato nel 1897. Il richiamo simbolico del castello al feudo è evidente, e il suo legame con il resto del villaggio è immediato, sia per lo stile architettonico che per gli elementi decorativi. A sinistra dell’ingresso ci sono alcuni edifici di uso comune, tra cui potete notare la chiesa, che richiama il modello bramantesco di Santa Maria in Piazza di Busto Arsizio, da cui i Crespi provenivano, il lavatoio e l’edificio delle scuole. A Crespi si studiava fino alla quinta elementare e poi, nella maggior parte dei casi, si andava direttamente in fabbrica. Orari e programmi scolastici erano molto duri, in quanto la scuola doveva fornire manodopera disciplinata e fedele. Dietro alle scuole c’è il teatro; la sua funzione era, come quella delle gite, della banda musicale e della società sportiva (la “Uniti e Forti”), quella di occupare il tempo libero dell’operaio, di non lasciarlo inoperoso, con il rischio dell’abbruttimento che Silvio Crespi aveva visto, inorridito, nei quartieri operai delle città inglesi. Ma si doveva soprattutto tenere lontano dalla tentazione della politica, dalle idee di sindacato e socialismo che si diffondevano in quegli anni in tutta Europa.

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One Response to CRESPI D’ADDA, TRA FEUDO E VILLAGGIO OPERAIO

  1. andrea scrive:

    grazie. ottimo consiglio. ci sono stato domenica scorsa, una bella giornata invernale di sole. Una bella passeggiata “in un altro tempo”.

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