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CONSONNO, IL SOGNO DELLA LAS VEGAS BRIANZOLA

3 luglio 2015 •

Il “minareto”

Un luogo dimenticato, tra la Brianza e il lago di Como

Descrizione itinerario   100km_Icona_Bimbi_OK 

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Consonno è un luogo dell’oblio. Fino a pochi decenni fa migliaia di persone lo popolavano, soprattutto durante i fine settimana, con le sue sale da ballo, i suoi locali, i suoi concerti. Una frana interruppe tutto. Ora rimangono le rovine, dal fascino un po’ sinistro, in un luogo bellissimo, con una vista panoramica splendida. Questa è la storia di un posto dimenticato, ma anche di uno scempio ambientale, in attesa di una riqualificazione, che forse non avverrà mai. Un luogo per una gita insolita, da mezza giornata, tra prati, boschi, fino ad arrivare al grande piazzale e alle sue fatiscenti vecchie attrazioni.

Iniziamo dalla fine della storia: nell’ottobre del 1976 una frana distrusse la strada che da Olginate, a pochi chilometri da Lecco, portava a Consonno. Le luci sfavillanti dei suoi alberghi, bar e ristoranti da quel giorno si spensero per sempre. Molti pensarono che si fosse trattato della vendetta della montagna su cui sorgeva, e forse c’era qualcosa di vero…  Torniamo indietro di 15 anni: fino agli anni Sessanta del Novecento Consonno era un piccolo borgo agricolo di montagna, a 600 m di altezza. All’inizio del secolo i suoi abitanti erano circa 300, ma nei decenni successivi il paese si era già spopolato, come molti altri luoghi delle montagne lombarde. Rimanevano una chiesa, una scuola, un’osteria, le case e poche famiglie. Vita dura, ma semplice, e forte senso di comunità, rafforzato anche dall’isolamento. Case e terreni, però, non erano di chi li abitava e li lavorava; tutto apparteneva a due ricche famiglie “forestiere”, che non vivevano in paese. Consonno era in un’ottima posizione, per la vista panoramica spettacolare e per la vicinanza a Milano e alla Brianza ricca e operosa, che negli anni Sessanta era in pieno boom economico. Un ricco imprenditore edile, il conte Mario Bagno, notò questo luogo e decise che sarebbe diventato suo, voleva costruirci la sua città dei divertimenti, una sorta di Las Vegas brianzola.

La scomparsa di un’intera comunità agricola

Mario Bagno comperò case, terreni, animali. Nel giro di pochi anni rase al suolo tutto, salvando solo, in quanto vincolate, la chiesa del XIII secolo e la canonica, ancora esistenti. La collina venne spianata con ruspe e dinamite. Rimase solo una famiglia di sei persone, quelle che vivevano nella canonica. Tutti gli altri furono costretti ad andarsene e la comunità si dissolse rapidamente.

Gli anni d’oro di Consonno

L’ambizioso progetto di Mario Bagno venne realizzato in breve tempo. Nel 1967 tutto era pronto: alberghi, ristoranti, dancing, negozi, tutto in un guazzabuglio stilistico che andava oltre il kitch, mischiando capitelli ionici, pagode cinesi, sfingi egizie, torri medievali… Il successo commerciale fu però notevole e durante i fine settimana le persone arrivavano a migliaia: famiglie, giovani festaioli, cantanti, sportivi. Molti venivano a festeggiare i matrimoni, e tra i nomi illustri che si esibivano nelle sale da ballo c’erano Patty Pravo e Milva. Nel 1967 si tenne anche una corsa ciclistica, il “Circuito di Consonno”, vinto da Gianni Motta. Gli affari andavano bene e il conte Bagno aveva grandi progetti di ampliamento: impianti sportivi, uno zoo e addirittura un circuito automobilistico, “il più elegante e alto d’Europa”, come dichiarò in un’intervista dell’epoca. Il successo però durò poco, e già nei primi anni Settanta l’afflusso dei turisti iniziava a calare. Nel 1976 la frana scrisse, improvvisamente e definitivamente, la parola “fine” ai sogni del conte Bagno, alle feste e ai divertimenti. Da allora tutto è stato abbandonato, anche se la strada in seguito è stata ripristinata. Oggi rimangono grandi edifici fatiscenti, al centro dei quali svetta il grande “minareto”, su cui la natura sta riprendendo il sopravvento. Nel corso degli anni vi sono stati molti progetti di recupero e riqualificazione, ma per ora Consonno è ancora il luogo del vento, del silenzio, della ruggine. È un luogo indubbiamente ricco di fascino, visitato da fotografi, writers, curiosi, ciclisti. Ci si può aggirare (anche se ogni tanto viene cintato) tra le piste da ballo all’aperto oramai dissestate, le serrande arrugginite, i muri scrostati. È un luogo che vale una visita per le sue architetture stravaganti, ora un po’ sinistre, la sua storia, ricca di curiosità e misteri, e la magnifica vista panoramica, che spazia a sul lago di Como e sulla Valle dell’Adda.

Un set per videoclip e film

A Consonno sono stati girati alcuni videoclip di musicisti rap e una scena del film Figli di Annibale, di Davide Ferrario, del 1988: Silvio Orlando e Diego Abatantuono camminano sulla balconata del minareto parlando proprio del passato del luogo.

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2 Responses to CONSONNO, IL SOGNO DELLA LAS VEGAS BRIANZOLA

  1. klement scrive:

    Ciò che si etichetta superficialmente come kitsch rientra invece nella tradizione del capriccio architettonico https://www.politesi.polimi.it/bitstream/10589/81822/46/TESTO.pdf
    Vendetta della montagna è lo stesso che punizione dal cielo, come fu intesa nel 1618 la frana di Piuro dopo che era stato ucciso l’arciprete Nicolò Rusca.
    L’afflusso dei turisti calò probabilmente per la limitazione alle auto nel 1973, comunque la crisi era generalizzata.
    Comunque la vendetta è forse degli uomini, specialmente la giunta socialista ostile a Bagno che non riaprì la strada. Un mese prima un’altra frana -non so per vendetta di cosa- in località Fornasette bloccò la ferrovia per Lecco, e per ripristinarla venne da Roma un reparto speciale del Genio militare

  2. klement scrive:

    La vendetta della natura è una superstizione pari al castigo dal cielo, come si disse nel 1618 per la frana di Piuro nel Chiavennasco dopo l’uccisione dell’arciprete Nicolò Rusca. Ma a riaprirla quanto ci è voluto, se non altro considerano che poco prima un’altra frana in loc. Fornasette aveva bloccato la ferrovia ed era venuto subito da Roma un reparto speciale del Genio Militare?
    Alcuni sospettano la vendetta fosse invece degli uomini, essendo da poco salita una giunta socialista ben meno favorevole a Bagno della precedente democristiana.
    Comunque se un borgo è proprietà privata tutto è possibile. Nel 1995, giusto quando morì Bagno, si sfrattarono gli abitanti del Castellazzo di Bollate per demolire le corti e costruire grandi edifici: se ciò non ebbe seguito, è solo per la vicinanza a Villa Arconati, che permise alla Soprintendenza di estendere il vincolo storico-artistico

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