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COLORI E SAPORI DELLA BRIANZA

13 maggio 2016 •

01 ITIN brianza

A spasso tra rose, pitture e assaggi, tra Monza e Besana in Brianza

Descrizione itinerario   

brianza_mappaTerra di confine tra il milanese e il comasco, verdissima e dolcemente ondulata, la Brianza offre tantissime opportunità di svago per il weekend, con la comodità della poca distanza dal capoluogo lombardo. Benchè non sempre ben collegata dai mezzi pubblici, la Brianza si presta con agio per tour ciclabili: più semplici o più… arditi, mano a mano che ci si sposta verso le Prealpi, ma tutti godibili e spesso sorprendenti. Le ville che fanno da corona alla Reggia di Monza si distribuiscono quasi in ognuno dei suoi paesi, caratterizzando il paesaggio con la presenza talvolta discreta, talvolta sontuosa delle loro logge, torrette, porticati e belvederi. Anche se l’amenità e il rigoglio di una zona che furono i motivi della loro diffusione, traspaiono soprattutto nei tanti bellissimi giardini e parchi che tuttora in molti casi le incorniciano.
In questa cornice verde brillante, vi proponiamo quindi un itinerario che, partendo da Monza si spinge nel cuore alberato della Bassa Brianza centrale, vi conduce a Besana in Brianza.

Prima tappa: Monza e le rose di Villa Reale

Di Monza ne abbiamo già parlato a lungo, ma questa volta la proposta non è di andare alla Villa Reale, bensì al suo Roseto Fumagalli che, specialmente nel mese di maggio fiorisce in modo spettacolare incorniciando la prima corte della Reggia. Nato nel 1964 per iniziativa di Niso Fumagalli, esponente di una famosa famiglia di florovivaisti e erede del marchio Candy, il Roseto accoglie ancora oggi numerosi concorsi internazionali. Tra questi il “Premio per il profumo”, che premia la rosa più profumata. L’ampio parterre in cui si colloca è situato di fronte al Serrone, la grande serra costruita dal Piermarini per l’Arciduca Ferdinando sul modello di quelle della residenza natìa di Schonbrunn, in Austria. Oggi è diviso in aree tra le quali si trova anche una raccolta di varietà antiche, oltre alle rose di due importanti rosaisti italiani: Domenico Aicardi e Febo G. Cazzaniga. Aperto gratuitamente tutto l’anno nei giorni feriali, ha aperture straordinarie nei fine settimana durante le stagioni di fioritura. Il 15 maggio, in occasione della XIX edizione dell’evento Per Corti e Cascine, sono previste visite guidate tra le 9,30 e le 10,30.
Sempre in tema botanico, si può raggiungere la Scuola di Agraria del Parco di Monza, la prima in Italia, istituita da Napoleone. La scuola si occupa di informazione e divulgazione su tematiche ambientali e propone anche corsi di giardinaggio, gestione del verde ornamentale, oltre a laboratori per le scuole. Offre inoltre la possibilità di acquistare direttamente il miele che produce.

Seconda tappa: Besana Brianza

L’itinerario prosegue a Besana in Brianza, piccolo comune a 30 minuti da Monza. Il centro di Besana è caratterizzato da un fitto tessuto edilizio lungo strade di ridotto calibro; tra queste sorge Villa Prinetti, Miotti, Filippini 100km_PEDIA. Le prime notizie storiche relative a Besana in Brianza risalgono al 69 d.C., con il ritrovamento verso la fine del XIX secolo, in frazione Valle Guidino, di lapidi con iscrizioni romane, che testimoniano l’esistenza di un luogo di culto e di pascolo appartenenti a Virginio Ruffo, generale romano e conquistatore della Gallia. Il nome del paese deriva da una nobile famiglia milanese, i Da Besana, insediatisi per almeno tre secoli sul territorio della Pieve di Agliate, oltre il Fiume Lambro. La famiglia tornò a Milano in epoca comunale e da quel momento si formarono attorno alle chiese le comunità autonome di Besana, Montesiro, Valle, Cazzano, Villa Raverio, Vergo, Zoccorino e Calò. Le comunità divennero Comuni sotto il dominio asburgico e si mantennero tali sino al 1869, quando per decreto di Vittorio Emanuele II Re d’Italia, furono unificate in un solo comune, con il nome di Besana in Brianza. Da allora le frazioni hanno mantenuto la propria fisionomia dal punto di vista culturale. A 10 minuti dal centro di Besana sono situate due aziende agricole di cui si consiglia la visita. La prima è l’Azienda Agricola Allevamento Nava Giuseppe, situata all’interno del Parco della Valle del Lambro, che alleva bovini e coltiva cereali e foraggi per l’alimentazione degli animali. L’azienda offre la possibilità di acquistare le carni direttamente in loco. La seconda azienda è l’Apicoltura dell’Orto, che ha sede in rustici del Seicento ai confini del Parco della Valle del Lambro. L’azienda è a conduzione familiare e basa la sua attività su 700 alveari abitati da api. La particolarità di quest’azienda è che la famiglia porta le api a posare in giro per l’Italia, per garantire la migliore qualità di vita alle api e, di conseguenza, per fare miele più buono.

Terza Tappa: la frazione di Montesiro

Ci spostiamo in una frazione di Besana Brianza, Montesiro. Il nome è stato scelto con un decreto del re Vittorio Emanuele II, il 14 dicembre 1862, abbinando la parola “Monte”, il nome originario della comunità che si era stabilita su un piccolo promontorio del territorio brianzolo, al nome del Santo che, secondo la tradizione, era riuscito a fermare la peste, mettendo una croce sul sagrato della chiesa, ovvero San Siro. Nel XI secolo, nell’area di Montesiro viveva la nobile famiglia dei Casati, che fondò nella località di Brugora un monastero benedettino femminile 100km_PEDIA e una chiesa abbaziale dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Si tratta del più importante complesso architettonico religioso besanese, che ha ospitato il monastero benedettino femminile fino al XVIII secolo, mentre ora è la sede di una casa di riposo per anziani. Consigliamo anche, sempre nella frazione di Montesiro, una sosta ad una cascina ottocentesca, situata nel Parco del Lambro, Cascina Brusignone. La cascina è raggiungibile da una strada sterrata che parte da via Alcide De Gasperi. Attualmente la cascina è sede dell’Azienda Agricola Agrituristica Brusignone, in cui è possibile gustare le specialità brianzole, ma anche acquistare marmellate, miele e frutta.

Quarta Tappa: la pineta del Chignolo a Triuggio

Un tempo questo terreno era coltivato a granoturco. Nel dopoguerra i proprietari decisero di piantare pini “strobi”, una specie non autoctona, per ricavarne legname per l’industria della carta. Presto però la tecnologia produttiva cambiò e l’utilizzo degli alberi di questa pineta divenne antieconomico. Gli alberi non furono più curati e, dato che erano stati piantatati con criteri intensivi di sfruttamento, erano destinati a morire. Nel 1989 l’amministrazione comunale acquisì il terreno e ne fece un bosco destinato a parco pubblico. È un’area molto grande, gli alberi sono enormi. È un luogo poco frequentato, dove regnano silenzio e profumi del bosco. Ci si può passeggiare, andare un bicicletta (biciclette robuste) e fare un picnic. È un luogo sempre fresco, anche in estate. A pochi chilometri da Milano, è un luogo rigenerante e una occasione indimenticabile di immersione nella natura. Il bosco ha diversi accessi, nella mappa trovate quello più semplice (con parcheggio) e più vicino agli altri luoghi dell’itinerario. Itinerario realizzato con la collaborazione di Confederazione Italiana Agricoltori Lombardia e di Turismo Verde Lombardia

Itinerario realizzato con la collaborazione di Confederazione Italiana Agricoltori Lombardia e di Turismo Verde Lombardia

 

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