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Civate, San Pietro al Monte

27 febbraio 2015 •

Fortezza, monastero o centro di cultura?

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L’Abbazia di Civate è un po’ tutto questo. Fin dal IX secolo, la zona di Civate era un territorio di confine, fortemente conteso per la funzione di controllo sugli importanti collegamenti che vi transitavano. Il monastero, per la sua posizione protetta sul monte, divenne quindi oltre che un centro di controllo politico ed economico, anche un presidio militare, prendendo ben presto la configurazione, tuttora ben percepibile, di monastero-fortezza. Non è un caso infatti se nel IX secolo vi riparò l’imperatore Lotario, nipote di Carlo Magno, fuggito in Italia in seguito alle lotte intestine per la supremazia sull’impero. Insieme all’imperatore viaggiava anche quel magister Volvinio, architetto e orafo autore dell’Altare d’oro della Basilica milanese di S.Ambrogio, una delle più magnifiche opere di oreficeria del periodo. Si può quindi giustificare così quel legame di elevata qualità artistica e di modelli (per esempio nella realizzazione del ciborio sopra l’altare) che lega due degli edifici romanici più significativi di Lombardia.
Con loro viaggiava anche l’abate Hildemarus, figura di grande intellettuale a cui si deve il riordino della Regola dell’Ordine benedettino (nell’841) che sarà poi diffusa tra i monasteri d’Europa. La grande opera fu una delle prime a essere prodotte dallo scriptorium dell’abbazia di Civate che divenne in breve, proprio grazie all’arricchimento portato da Hildemarus, un importante centro di cultura. San Pietro mantenne questo ruolo fino al XIV secolo, quando il numero dei religiosi si ridusse drasticamente e alla Basilica fu preferita l’assai più comoda chiesa di San Calocero, nel centro di Civate.

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