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CASTELLI DEL CREMONESE: LE SONTUOSE DELIZIE DELLA BASSA

19 febbraio 2016 •

Per difesa o per diletto? La Villa dei Sommi Picenardi…

Ritornate sulla via principale (SP 10) e proseguite per circa 4 chilometri: all’indicazione per Torre de’ Picenardi, svoltate a destra. In breve vedrete sulla sinistra una buffa torretta merlata che sembra lo scherzo di un impertinente architetto: finestre che paiono occhi dalle ciglia eleganti (le tegole!), un portone che sembra una bocca spalancata e per naso un minuscolo stemma! E’ l’ingresso del Castelletto, nucleo medievale della bella Villa Sommi Picenardi.

Siete a Li Tur, nome che in dialetto si riferisce all’unione di alcune frazioni sotto l’odierno comune di Torre de’ Picenardi. Ma quel nome al plurale non può non rimandare anche alle torri dei due castelli che, in meno di un chilometro, gareggiano per bellezza e importanza. Il primo, la Villa Sommi Picenardi, fu dimora principesca dei marchesi locali, che, alla fine del XVIII secolo, ristrutturarono l’antico Castelletto in forme neoclassiche. Le due garitte (torrette cilindriche) all’ingresso e le torri massicce, denunciano l’origine difensiva dell’antico edificio, ma la fronte sontuosa (opera di Faustino Rodi) che appare sul fianco, con il timpano decorato dallo stemma e le lesene ioniche, ne tradiscono la trasformazione in dimora signorile.

Un vasto parco, creato nel 1772, si stende a lato della villa: citato nelle guide storiche come una delle attrattive della zona, ebbe una tale risonanza da meritargli la visita di principi e letterati. L’interno, che custodisce eleganti sale affrescate, la cappella e la Bibliopinacoteca, che accoglieva una ricchissima raccolta (perduta) di dipinti, libri rari e manoscritti, è visitabile solo in occasione di eventi (per info contattare la Pro Loco www.prolocotorredepicenardi.it, 100Km_Phone 0375 395041; 100Km_Phone 349 5620875, sab e dom, h. 10-12).

… e il Castello dei vicini, a San Lorenzo

La villa è sulla strada per raggiungere il Castello di San Lorenzo de’ Picenardi, anch’esso frutto della ricostruzione in stile neomedievale data dal Voghera a partire dal 1829. Monumentale, scenografico, irto di torri e torrette, reso ancora più imponente dal lungo viale d’accesso, il castello non può non lasciare stupefatti per la dimensione decisamente fuori scala, rispetto al piccolo nucleo rurale che gli si stringe intorno. Una solennità che appare ancora più strana se, percorrendo il fianco dell’edificio sulla destra, si arriva a scorgere il retro della costruzione, assai più simile a una cascina che a un castello. Gli interni sono visitabili grazie alle guide appassionate della Pro Loco di Torre de’ Picenardi (www.prolocotorredepicenardi.it) che vi condurranno attraverso la soglia del finto ponte levatoio della torre d’ingresso, nella corte, nella cappella, nelle sale affrescate con motivi neoclassici, fino agli appartamenti della servitù e alla spaziosa cucina, per uno spaccato completo della vita nel castello nell’Ottocento. Due curiosità meriterebbero da sole la visita: la raccolta di grammofoni e altri strumenti meccanici per riprodurre la musica, tra cui un piano melodico bolognese, appartenenti agli attuali proprietari e soprattutto il delizioso piccolo giardino all’italiana del castello, adorno di siepi di bosso dai disegni geometrici. Non stupitevi se nel parco vedrete razzolare, con non poco schiamazzo, uno stuolo di pavoni dalla coda blu e di pavoni bianchi.

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