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ARTE ALL’EXPO: I PERCORSI ALTERNATIVI DI 100kmdaMilano, 1a puntata

12 giugno 2015 •

La biodiversità è… un’arte!

1a puntata 

Expo 2015 Milano uguale cibo. Expo come cultura. Expo come mondo intero, ma anche come Italia.
Ma se di biodiversità si parla a proposito di cibo, come non parlare di varietà anche in campo artistico? In Italia su questo siamo esperti!
Ed ecco allora che la straordinaria vetrina dell’Esposizione milanese si presta per allestire un gigantesco museo all’aperto, in cui l’arte antica convive, silenziosa e quasi invisibile, con quella contemporanea. Un racconto del saper fare e del saper creare che sono una delle grandi ricchezze, o meglio, delle risorse dell’umanità.
In un’Expo italiana non poteva che invadere strade, spazi, padiglioni, proprio come in qualsiasi delle nostre città. Perché, per dirla con le parole di Emilio Isgrò, “Il segreto italiano è tutto qui: far diventare grandi le piccole cose”.
Un nutrimento dell’anima, fatto di bellezza, ma anche di simboli o di ironia, a suggerire l’idea che l’”uom dal multiforme ingegno”, come l’Ulisse cantato da Omero, saprà interpretare e volgere a proprio favore, in modo appunto “creativo”.
Per questo, in pieno stile di 100km, vi proponiamo due piccoli itinerari all’interno del sito Expo, due puntate di un unico racconto, per orientarvi, con uno sguardo “laterale”, in questo insolito museo, tra le pieghe dell’evento del secolo.

Cantanti, cavalli e… carretti sfilano sul Decumano

Se distogliete per un attimo lo sguardo dai padiglioni, può capitarvi di sedervi su una panchina del Decumano e scoprire che accanto a voi c’è un Lucio Dalla. In testa un cappellino non di lana ma di bronzo. Come fosse di casa. Carmine Susinni l’ha pensata per farci dei selfie d’autore.
Vocazione all’ironia e al gioco che si percepisce anche nei rossi Cavalli a dondolo e nelle slanciate Manine fuori scala del ligure Giuliano Tomaino, disseminate qua e là.
Lungo questo infinito Decumano si allineano anche le installazioni dedicate ai Mercati Italiani, per raccontare la varietà di cibi della cultura italica attraverso bancarelle di verdure, frutta, pane, pesci, carne, formaggi. Sono opera di Dante Ferretti, uno dei più importanti scenografi al mondo che ha lavorato per film come Il nome della Rosa, Casinò o per Hugo Cabret, film che gli ha meritato il terzo Oscar. Una vocazione alla teatralità che Ferretti dimostra anche nel Popolo del cibo, venti sculture, a metà tra l’Esercito di Terracotta della Cina e le grottesche figure dell’Arcimboldo, che accolgono i visitatori all’ingresso Triulza Ovest del sito.
E se di teatro si parla, una menzione d’obbligo va a quella straordinaria Biblioteca che apre il percorso nel Padiglione Zero, come invito alla condivisione dei saperi. È un allestimento dello scenografo Giancarlo Basili che ha tradotto in realtà l’idea di Davide Rampello per questo padiglione introduttivo, dando prova della straordinaria capacità degli artigiani italiani.
Qualche padiglione più in là, quattro grandi Cavalli osservano i visitatori, realistici e fieramente allineati, con la scritta “Non cavalcare”, invece della normale didascalia. Sono opera di Francesco Messina e provengono da quel progetto dell’Esposizione Universale di Roma del 1942 mai andato in porto a causa della guerra, di cui a noi rimane memoria nell’EUR.
Alzate lo sguardo e vi scoprirete protetti dalle ali spiegate di una Vittoria alata che riprende la Nike di Samotracia del Louvre, con la differenza che è fatta non di marmo, ma a strati di legno e metallo da Francesco Rubino e invece che in un museo, si affacciata dal balcone di Eataly. Sotto di lei, nel verde dell’aiuola, due barche in mezzo a un mare bianco e blu di pezzi di vetro formano l’installazione di Antonio Nocera, Oltre il mare. Un riferimento simbolico a quel mare che circonda e unisce le multiformi terre d’Italia.

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