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ARTE ALL’EXPO: I PERCORSI ALTERNATIVI DI 100kmdaMilano, 2a puntata

22 giugno 2015 •

Energia, installazione con Cadillac e Pani di W. Vostel, nel Padiglione Caritas

Degustazioni d’arte

2a puntata 

Seconda puntata per il viaggio all’Expo 2015 Milano che 100kmdaMilano vi racconta, seguendo il filo conduttore dell’arte. Tra opere site specific create appositamente per l’Esposizione, installazioni giocose e provocazioni in tema con il cibo: l’arte contemporanea e l’arte antica si confrontano in un rimando di suggestioni. Senza tralasciare i significati più alti e gli spunti di riflessione che alcune opere nascondono oltre l’immediato.
Gustatevele, in senso figurato, in questo itinerario parallelo a quello tradizionale lungo Decumano e Cardo, magari mentre siete in coda davanti a un padiglione o mentre passeggiate.

Tra automobili e segni del Divino

Percorrendo il Decumano vi sorprenderà vedere che di auto qualcuna ce n’è: sono le 500 bianche che Fabio Novembre ha trasformato in fioriere. Intitolandole Per fare un albero offrono una provocazione a tema ambientale, in perfetta sintonia con Expo. Ma sono anche “utili”, perchè il colore bianco è dato da una speciale vernice in polvere (Arlite) che contiene biossido di titanio il quale, a contatto con la luce naturale o artificiale, trasforma in sale gli agenti inquinanti (tra cui ossidi di azoto, zolfo, benzene, monossido di carbonio e formaldeide). Un contributo in più per Expo, se si considera che 100 metri quadri dipinti con questa speciale vernice permettono di azzerare gli inquinanti prodotti in un anno da ben dodici auto!

Non poteva mancare nell’Esposizione di Milano la Madonnina del Duomo, copia a grandezza naturale eseguita da Giorgio Ciani e collocata isolata sul fondo di un percorso a zig zag che letteralmente “ascende” a Lei. Un simbolo forte e imprescindibile di Milano, che Giuseppe Perego modellò nel 1774, sulla guglia maggiore della cattedrale, una simbolica protezione divina per la città.

Curiosamente la Vergine si affianca al Seme dell’Altissimo, opera ideata con il marmo del monte Altissimo (Alpi Apuane) dall’artista siciliano Emilio Isgrò. È lo smisurato ingrandimento in marmo di un seme d’arancia, l’agrume più coltivato al mondo, a ricordarci, nella sua voluta imperfezione, come la bellezza della vita che germoglia possa essere anche poveramente vestita.

Un curioso duetto con le “vette” del vicino Padiglione Zero di De Lucchi, ispirate ai nostrani Colli Euganei. Un viaggio al centro della Terra, ma anche alle origini del rapporto dell’uomo con il cibo, con la sua preparazione e con la sua conservazione. È per questo che attorno alla gigantesca riproduzione di una antica giara dove si contenevano olive, olio, semi, si snoda una lunga vetrina con contenitori antichi di ogni foggia e materiale.

Da Demetra a Guttuso, passando per Boccioni e Tintoretto

Un altro luogo d’arte all’interno del sito Expo Milano 2015 è il Palazzo Italia, che ripropone, con la sua grande corte, la vivacità e il viavai dei mercati italiani. Vi si trovano esposte una Hora, o dea dell’abbondanza, di epoca romana (I sec. d.C.) proveniente dal Museo degli Uffizi di Firenze, esposta in un curioso dialogo con Jennifer Statuario: la provocazione di una donna (il calco della sorella dell’artista) compressa tra grandi massi blu, opera di Vanessa Beecroft.
Se coraggiosamente sfidate la coda, all’interno del Padiglione potete ammirare la Vucciria: un colorato spaccato del mercato palermitano, che Renato Guttuso dipinse nel 1974. Qui si doveva trovare anche l’Arcimboldo, l’artista che ha fatto del cibo il proprio linguaggio e alla cui opera si ispira anche Foody, la mascotte dell’Expo.  Dell’artista doveva essere esposto l’Ortolano (1590), leggibile nella sua duplice ed enigmatica veste, quella di  semplice ciotola di frutta o quella di irriverente volto umano.
Al Cinquecento risale anche l’Ultima Cena (1561-62) del Tintoretto, scelta dal Padiglione della Santa Sede per raccontare il significato anche mistico della convivialità attorno a un tavolo. Il padiglione, firmato dallo Studio Quattroassociati, è non a caso intitolato “Non di solo pane”. Ma affrettatevi: tra non molto verrà sostituita da un arazzo di P. P. Rubens.
Mentre nel Padiglione di BancaIntesa (firmato da Michele De Lucchi) si trova esposta una delle opere più emozionanti delle Gallerie d’Italia milanesi: le Officine a Porta Romana dipinte dal giovane Umberto Boccioni nel 1909-10. Il dipinto, che segna gli esordi del Futurismo, è la rappresentazione più celebre della Milano di inizio secolo, in una laboriosa e emblematica istantanea in cui ancora convivono fabbriche e campi coltivati.

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