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Andar per cortili a Milano. Il cortile dei porcellini di via Sant’Antonio

13 maggio 2015 •

Il Chiostro dei Porcellini di via Sant’Antonio

Oggi è adibito ad uso di aule per studenti di tutte le età. E sulla pubblica via S’Antonio, un’iscrizione dedicatoria al Cardinale Schuster lo identifica come uno di quei luoghi dove la spiritualità incrocia la sapienza, centro di cultura della Fondazione Ambrosiana Attività Pastorali.

Ma oltre l’ingresso, al di là della funzione, quello che appare è un piccolo chiostro del primo cinquecento, uno dei tanti frammenti di una Milano nascosta, gelosa del proprio riserbo. Si tratta del chiostro del convento di Sant’Antonio, sorto a ridosso della bella chiesa omonima che è uno dei gioielli del Barocco milanese. È a questa che appartiene il bel campanile in cotto databile intorno alla metà del XV secolo che scandiva la vita del convento e dell’annesso ospedale.

La forma quadrata. le eleganti arcate a tutto sesto e le colonnine snelle ne fanno una delle testimonianze di quel rinnovamento dell’arte e dell’architettura che Bramante portò a Milano alla fine del Quattrocento. Quando con Leonardo lavorava alla ricca corte di Ludovico il Moro.

E non a caso il paragone con il bramantesco Chiostrino delle Rane di Santa Maria delle Grazie è immediato: con le loro proporzioni perfette, entrambe si ispirano all’uomo vitruviano raffigurato sulle monete da 1 euro, una metafora geometrica dell’uomo come centro del creato che piacque tanto agli artisti del Rinascimento.

Quello che sorprende del chiostro tuttavia è l’esuberante cornice in cotto che trionfa sull’architrave e che profila le arcatelle da cui fanno capolino grifoni, testine barbute, scudi e rosette, ovoli e dentelli. Sono queste misteriose presenze a rendere, benchè logorate dal tempo, questo luogo un angolo poetico della città.

Via, chiostro e  chiesa sono dedicati a Sant’Antonio: l’eremita egiziano che visse più di ottant’anni nel deserto, sfidando le terribili tentazioni di un diavolo che l’accompagna in molti dei dipinti a lui dedicati. In realtà il Santo, venerato come protettore degli animali, è noto per un altro attributo che lo rende molto ben riconoscibile nella ricca e variegata schiera dei santi: un porcellino! Uno come quelli che con decreto visconteo del 1416 fu concesso ai frati antoniani di tenere liberi nel convento di Sant’Antonio.

Il perché è presto detto: dal grasso di questi “immondi quadrupedi” si ricavava un prezioso unguento capace di lenire le sofferenze di una malattia che all’epoca non di rado conduceva alla morte: il Fuoco sacro, ribattezzato appunto Fuoco di Sant’Antonio.

 

Chiostro di Sant’Antonio
Via Sant’Antonio 5, Milano

 

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2 Responses to Andar per cortili a Milano. Il cortile dei porcellini di via Sant’Antonio

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  2. […] Cortile dei porcellini, Convento di Sant’Antonio Abate a Milano – via […]

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